L’autorità ambientale bavarese ha rilasciato l’ultima autorizzazione per lo smantellamento della centrale nucleare di Gundremmingen, confermando che le iconiche torri di raffreddamento saranno demolite nonostante alcuni esperti ritengano ancora possibile un ritorno dell’energia atomica. Le società operatrici RWE Nuclear GmbH e PreussenElektra GmbH prevedono di farle esplodere già entro quest’anno, cancellando così un simbolo storico della regione e rendendo sempre più remota ogni ipotesi di riattivazione dell’impianto. Una data precisa per l’operazione non è ancora stata comunicata, ma si tratta dell’ultimo atto di una dismissione avviata anni fa: il blocco B fu spento nel 2017, mentre il blocco C ha cessato la produzione a fine 2021, dopo aver fornito elettricità a oltre 5,5 milioni di famiglie.
La demolizione assume un significato anche politico, poiché arriva in un momento di acceso dibattito sulla sicurezza energetica. Thomas Seipolt, amministratore della società di servizi nucleari Nukem, aveva recentemente definito “realistico” un riavvio delle centrali tedesche dismesse tra il 2021 e il 2023, ipotizzando una possibile ripresa della produzione entro il 2030 a patto di bloccare subito lo smantellamento. Secondo le sue tempi, la riattivazione costerebbe tra uno e tre miliardi di euro per impianto, garantendo però energia competitiva e minore dipendenza dalle utilizzazioni. Una valutazione emersa durante le trattative di coalizione a Berlino e che aveva influenzato il confronto sulla strategia energetica nazionale. Alla fine però, nel programma di governo l’ipotesi di riattivare le centrali atomiche spente è stata espunta e lo stesso ministro dell’Economia, Katherina Reiche, si è mostrata meno interessata a riaprire la questione. A livello mediatico e tra gli esperti, il tema è però sempre presente.
