Ghiacciaio Svizzera, il lago creato dal crollo non minaccia più la valle: cosa sta succedendo | FOTO

Il lago "si è fatto strada attraverso il deposito di roccia e detriti di ghiaccio e ora scorre come un fiume, facendo abbassare il livello"
Foto di Cyril Zingaro / Ansa
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Migliora la situazione nella valle del Lotschental, nella Svizzera meridionale, dove lo scorso 28 maggio il colossale crollo di una parte del ghiacciaio Birch ha raso al suolo il piccolo villaggio di Blatten, creando un lago artificiale che minaccia le comunità a valle. “La situazione è leggermente migliore rispetto a ieri, ha spiegato Raphael Mayoraz, geologo cantonale del Vallese, durante una conferenza stampa. Il lago che si è formato nei pressi del villaggio di Blatten, distrutto al 90% dalla valanga di ghiaccio, roccia, fango e detriti venuta già dalla montagna, “ieri si è fatto strada attraverso il deposito di roccia e detriti di ghiaccio e ora scorre come un fiume, facendo abbassare il livello del lago” di circa un metro. Il suo volume è diminuito da 1 milione di metri cubi a circa 800.000, secondo Mayoraz, facendo sì che ora il rischio per gli altri villaggi della valle sia “molto basso”.

Le autorità hanno svuotato preventivamente la diga artificiale di Ferden in modo da poter arrestare un possibile flusso torrenziale, ma un’ondata del genere “è improbabile”. Se la diga dovesse riempirsi per due terzi, la popolazione verrebbe evacuata, ma oggi questo scenario sembra improbabile, soprattutto perché l’acqua del lago sta iniziando a defluire.

Anche le precipitazioni previste per lunedì 2 giungo dal servizio meteorologico non dovrebbero avere un impatto significativo, ma a scopo precauzionale, i team di gestione del rischio ripeteranno le simulazioni domani.

Una valle trasformata

La valle del Lotschental, una delle più maestose di questa parte della Svizzera, si estende per poco meno di 30 chilometri e ospita circa 1.500 abitanti. È un luogo rinomato per la bellezza dei suoi paesaggi, i suoi piccoli villaggi tradizionali e i suoi spettacolari sentieri escursionistici. Ma per ora, visitatori e turisti devono restarne alla larga: i lavori di sgombero non sono ancora iniziati e il deposito di detriti, composto per circa un terzo da ghiaccio, è troppo instabile per consentire l’accesso di persone e mezzi di movimento terra.

La quantità di roccia e ghiaccio – stimata in 9 milioni di metri cubi – crollata dalla montagna era così grande che i sismografi del Paese l’hanno registrata come un terremoto.