Le Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) colpiscono sempre più precocemente: negli ultimi 15 anni la prevalenza nei giovani under 20 è aumentata del 25%, secondo uno studio pubblicato su Gastroenterology. In particolare, i casi pediatrici di malattia di Crohn sono cresciuti del 22%, mentre quelli di colite ulcerosa del 29%. L’impatto sulla qualità della vita di bambini e adolescenti è pesante, soprattutto a scuola, come emerso da un’indagine nazionale 2024 promossa da AMICI Italia: il 40% dei ragazzi con MICI teme di usare il bagno scolastico, e uno su 4 è stato deriso per la sua condizione. Nonostante frequenti assenze, solo il 17% ha accesso a un Piano Didattico Personalizzato.
Paolo Gionchetti, primario IBD dell’IRCCS Policlinico Sant’Orsola, sottolinea come le MICI siano patologie complesse e recidivanti, ancora con cause sconosciute, che richiedono un approccio multidisciplinare: “Si manifestano con fasi di riacutizzazione che si alternano a periodi di remissione, spesso imprevedibili, e rappresentano una sfida clinica e umana sia per i pazienti sia per i professionisti sanitari. Nonostante i progressi della ricerca, le cause precise di queste patologie restano ancora sconosciute, il che ne rende ancora più difficile la gestione e la prevenzione. In Italia, si stima che oltre 250.000 persone convivano con una MICI, mentre a livello globale il numero supera i 5 milioni. Sono cifre che ci impongono una riflessione urgente sull’importanza della diagnosi precoce, dell’accesso uniforme alle terapie e del sostegno psicologico e sociale ai pazienti. Oggi il medico non può più limitarsi a gestire il solo aspetto clinico della malattia: deve adottare un approccio multidimensionale, che tenga conto della qualità di vita, del benessere emotivo, del contesto familiare, scolastico o lavorativo in cui vive il paziente. Questo significa lavorare in team con infermieri, psicologi, nutrizionisti, farmacisti e, laddove possibile, con le associazioni dei pazienti, per costruire insieme un percorso di cura personalizzato e continuativo. Solo così possiamo garantire un’assistenza efficace e veramente centrata sulla persona“.
