Scoperta scioccante nel Mediterraneo, cosa nasconde il punto più profondo: nessun luogo del pianeta è davvero al sicuro

La scoperta, pubblicata sulla rivista Marine Pollution Bulletin, solleva gravi interrogativi sullo stato del nostro mare

Una recente spedizione scientifica ha svelato una verità inquietante: il punto più profondo del Mar Mediterraneo, il Calypso Deep, è diventato una discarica sottomarina. Situata a 5.112 metri di profondità, al largo della costa del Peloponneso in Grecia, questa fossa abissale ospita una delle più alte concentrazioni di rifiuti mai registrate nelle profondità oceaniche. La scoperta, pubblicata sulla rivista Marine Pollution Bulletin, solleva gravi interrogativi sullo stato del nostro mare e sulla portata dell’inquinamento umano. Il team di ricerca internazionale, guidato dal geologo marino Miquel Canals dell’Università di Barcellona, ha documentato ben 167 oggetti sul fondo.

Di questi, 148 sono stati identificati come rifiuti marini — plastica, vetro, metalli e carta — mentre 19 risultano essere stati direttamente scaricati dall’uomo. I dati sono stati raccolti grazie al sottomarino ad alta tecnologia Limiting Factor, progettato per resistere alle pressioni estreme delle profondità oceaniche. “Siamo di fronte a un deposito permanente di spazzatura in un luogo che dovrebbe essere incontaminato”, ha dichiarato Canals. “Il Mediterraneo, purtroppo, non ha un solo centimetro davvero pulito”. 

Un buco nero per i rifiuti del Mediterraneo

Il Calypso Deep, situato in un’area geologicamente attiva, funziona come una trappola naturale per i rifiuti trasportati dalle correnti. I movimenti deboli dell’acqua, appena due centimetri al secondo, permettono alla plastica leggera di depositarsi lentamente sul fondale. Buste, frammenti, pezzi di vetro e metalli scivolano giù fino a rimanere intrappolati per sempre nella fossa.

Alcuni rifiuti provengono da coste distanti, altri sono stati gettati direttamente in mare. I ricercatori hanno individuato un solco rettilineo sul fondale, indizio inequivocabile di uno scarico diretto da imbarcazioni. È la dimostrazione di come attività umane come il turismo, la pesca e il traffico navale contribuiscano a un disastro ecologico silenzioso ma devastante.

Un pericolo invisibile per gli ecosistemi

Nonostante la profondità estrema del Calypso Deep limiti la presenza di vita marina, le implicazioni ambientali della scoperta sono preoccupanti. In altre zone del Mediterraneo più ricche di biodiversità, la presenza di rifiuti comporta gravi rischi: pesci e tartarughe ingeriscono plastica, reti abbandonate continuano a “pescare” nel vuoto, e alcune specie si rifugiano o depongono le uova su oggetti di scarto. “La spazzatura diventa parte dell’ecosistema, ma in un modo profondamente innaturale e dannoso”, spiega Canals.

Un mare chiuso e soffocato

Il Mediterraneo è particolarmente vulnerabile. Mare chiuso e circondato da centinaia di milioni di persone, è uno dei più trafficati al mondo. Già nel 2021, un altro studio aveva identificato lo Stretto di Messina come l’area con la più alta densità di rifiuti marini a livello globale. Le correnti non bastano a disperdere l’inquinamento, che si accumula in punti critici e si insinua in ogni angolo del bacino.

Il monito degli scienziati è chiaro: serve un’azione globale per fermare l’inquinamento da plastica, sostenere trattati internazionali come il Global Plastics Treaty delle Nazioni Unite e rivedere drasticamente le abitudini umane, sia in mare che a terra.

La tecnologia al servizio della verità

Senza l’impiego del sottomarino Limiting Factor, nulla di tutto ciò sarebbe emerso. Le immersioni, lunghe ore, permettono solo brevi momenti di osservazione sul fondo, ma sono bastate per documentare una realtà che finora era rimasta nascosta. Un oceano profondo non è abbastanza profondo da sottrarci alle nostre responsabilità. Il Calypso Deep è diventato un simbolo tragico dell’impronta umana sull’ambiente marino. Non c’è più spazio per l’indifferenza: se anche l’abisso più remoto del Mediterraneo è stato raggiunto dai nostri rifiuti, nessun luogo del pianeta è davvero al sicuro. Serve una presa di coscienza collettiva, ora, prima che l’intero mare diventi un cimitero di plastica.