Svizzera, la maxi frana di Blatten e le speculazioni sul cambiamento climatico

Svizzera, gli ultimi aggiornamenti da Blatten dopo la maxi frana di mercoledì: nella valle di Loetschental anche Gampel e Steg si preparano al peggio. Ma ci sono anche buone notizie. E sul cambiamento climatico dilagano le speculazioni

Nella valle di Loetschental, in Svizzera, Canton Vallese, pochi chilometri di distanza dal confine con l’Italia, mercoledì pomeriggio è crollata una porzione del ghiacciaio Birch che ha distrutto gran parte del villaggio di Blatten. La situazione resta drammatica e difficile per la macchina dei soccorsi: un uomo di 64 anni è ancora disperso e a causa dell’instabilità geologica dell’area, nelle ultime ore le ricerche sono state momentaneamente sospese. La polizia cantonale ha ora confermato che il 64enne è un allevatore di pecore che, sorpreso dalla frana, voleva prendersi cura dei suoi animali. La polizia non ha voluto rivelare ulteriori dettagli. La Procura ha aperto un’indagine su questa vicenda. L’uomo è conosciuto nella valle.

A seguito della frana di ghiaccio, terra e detriti ora l’attenzione è sul lago formatosi a monte della frana che continua a riempirsi per l’afflusso idrico portato dal fiume Lonza. Lo stato maggiore regionale di Gampel-Steg nelle scorse ore ha affermato che la “popolazione delle località di Gampel e Steg in caso di emergenza deve essere pronta a lasciare velocemente le proprie abitazioni” chiedendo “agli interessati di organizzare in anticipo un alloggio al di fuori del fondovalle e del perimetro di Gampel/Steg“. Proprio in questi centri, l’esercito svizzero sta provvedendo a smontare o chiudere i ponti e limitare le zone di rischio. Gampel e Steg si preparano allo scenario peggiore.

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Nella Lötschental, questa mattina altre 365 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case prima e dopo la frana di Blatten. La situazione geologica rimane troppo pericolosa per operazioni dirette. Il lago dietro il cono di detriti è sotto costante osservazione.

Anche il fiume Lonza e il bacino artificiale di Ferden sono costantemente monitorati, come ha annunciato la Cancelleria di Stato del Vallese. A tale scopo il Cantone ha installato appositi strumenti di misurazione. La massa franosa, alta diverse decine di metri e lunga circa due chilometri, ha bloccato la Lonza, causando la formazione di un lago. A valle si sono riversati 10 milioni di metri cubi di macerie: un quantitativo davvero impressionante: gli esperti scientifici del cantone ha stimato il volume totale dei depositi di ghiaccio e roccia sul fondovalle. Nel corso della mattinata il livello del lago si è avvicinato al limite superiore della massa di detriti. Le autorità si aspettavano che il lago arginato traboccasse nel corso della giornata. Con questo in mente, hanno aumentato la capacità di stoccaggio del bacino di Ferden, che quindi è stato svuotato a scopo precauzionale per assorbire un’eventuale ondata di piena.

La catastrofe nella Lötschental ha trasformato questa remota valle laterale del Vallese in un luogo di interesse mondiale. Ad esempio, la “Welt-TV” ha inviato qui una troupe: la frana di Blatten è attualmente il servizio principale del canale televisivo di informazione. “Non importa da che punto si inquadra, l’effetto è spettacolare“, descrive la situazione il cameraman. E non ci sono solo le immagini spettacolari: montagne, ghiaioni, masse di ghiaccio, afferma il giornalista del “Welt” Daniel Koop. Altrettanto interessante è la componente umana, il destino delle persone colpite: “Cosa significa questo per le persone che ora devono ricominciare tutto da capo?

Le parole degli esperti

Secondo il geologo cantonale del Vallese, anche la direzione regionale nutre un cauto ottimismo. Secondo quanto affermato dal team di gestione, secondo SRF, le immagini riprese dai droni mostrano che l’acqua contenuta nella diga di Blatten si sta facendo lentamente strada attraverso la massa di macerie lunga 2,5 chilometri. Non si prevede un’escalation della situazione: è improbabile che l’acqua del lago di Blatten trabocchi oltre il cono di detriti.

Matthias Ebener, responsabile dell’informazione dello Stato maggiore del comando regionale, ha dichiarato al portale mediatico Pomona che il bacino continua a crescere, ma non così rapidamente come il giorno prima, poiché ora copre un’area molto più ampia. Si suppone ancora che il lago si svuoti attraverso il cono detritico. Ha detto che durante la notte si è scoperto che l’acqua scorreva attraverso il cono di detriti. Questo deflusso è attualmente oggetto di studio da parte dei geologi.

Potrebbe volerci molto tempo prima che il fiume Lonza riesca a scavare un canale relativamente stabile tra i detriti. Il rischio di inondazioni permane.

Secondo alcuni tecnici, esiste ancora la possibilità di svuotare il lago creato dalla diga sopra le masse di detriti. Ciò è avvenuto durante la frana di Randa nel 1991, sempre nel Canton Vallese. Tuttavia, secondo il geologo cantonale Raphaël Mayoraz, c’è una differenza: a Blatten non ci sono blocchi di roccia solidi su cui i servizi di soccorso e i loro mezzi possano trovare appoggio. Piuttosto, gli operatori addetti ai soccorsi si trovano ad affrontare una sorta di fango in cui è difficile muoversi e utilizzare macchinari. Con il tempo la massa si asciugherà, ma ci vorrà molto tempo, ha spiegato Mayoraz.

Vergognose speculazioni sul cambiamento climatico

Non c’è alcuna prova scientifica che questo crollo sia provocato dal cambiamento climatico, eppure assistiamo a speculazioni, bufale e fake news diffuse ad arte per alimentare la narrazione catastrofista sul clima. Crolli del genere sulle Alpi ci sono sempre stati nella storia, non solo nei decenni scorsi ma anche secoli e secoli fa. Ecco perchè, senza alcun tipo di dato né studio scientifico, chi oggi collega questo evento al cambiamento climatico è assolutamente in cattiva fede e fa disinformazione contro la scienza. Tutti i dettagli nel video: