Una scoperta senza precedenti scuote il mondo dell’astronomia: il Telescopio Spaziale James Webb (JWST) della NASA ha individuato un nuovo tipo di aurora su Giove, caratterizzata da una straordinaria variabilità e da una composizione chimica molto diversa da quella terrestre. A differenza delle aurore che si osservano sulla Terra, alimentate da ossigeno e azoto, quelle gioviane derivano da un composto rarissimo sulla Terra ma diffusissimo nell’universo: il tri-idrogeno ionizzato (H₃⁺). Il tri-idrogeno è uno ione che, pur essendo difficile da osservare sul nostro pianeta, è abbondante nello spazio interstellare e nelle atmosfere dei giganti gassosi come Giove. La sua struttura atomica lo rende particolarmente visibile nella luce infrarossa, ed è proprio grazie agli strumenti avanzati del JWST che gli scienziati sono riusciti a “vedere” le aurore prodotte da questo composto.
Sebbene fenomeni simili fossero già stati osservati, ad esempio su Nettuno, quelle individuate su Giove sorprendono per un comportamento mai registrato prima: le aurore cambiano con una rapidità inaspettata. “Ci aspettavamo che le aurore su Giove si attenuassero lentamente”, ha spiegato l’astronomo Jonathan Nichols dell’Università di Leicester, a capo del team di osservazione. “Invece, abbiamo visto l’intera regione aurorale brillare e vibrare con la luce, a volte variando nell’arco di un solo secondo”. E’ quanto riferito da spaceweather.
Eventi di “estinzione” improvvisa
Oltre alla rapida variabilità, il JWST ha rilevato anche fenomeni denominati “eventi di estinzione” in cui zone molto luminose dell’aurora si spengono all’improvviso in pochi secondi. In uno dei casi più emblematici, documentato dai ricercatori, la luminosità di una regione è diminuita del 40% in modo repentino, subito dopo aver mostrato un costante aumento.
La connessione con la luna Io e i suoi vulcani
Una delle ipotesi più affascinanti riguarda il legame tra queste aurore e Io, la luna di Giove. Mentre su altri pianeti le aurore sono generalmente scatenate dal vento solare o da espulsioni di massa coronale (CME), su Giove potrebbe essere l’attività vulcanica di Io ad alimentare lo spettacolo. Io è il corpo più vulcanicamente attivo del sistema solare, con decine di vulcani in eruzione simultanea. I gas espulsi da queste eruzioni rilasciano particelle energetiche che, entrando in contatto con l’atmosfera gioviana, generano H₃⁺ e innescano le aurore. Le variazioni nelle emissioni vulcaniche potrebbero quindi spiegare la dinamica “frizzante” osservata.
Un nuovo orizzonte per l’astrofisica planetaria
Questa scoperta apre nuove prospettive nello studio dei fenomeni atmosferici dei pianeti giganti e nella comprensione delle interazioni tra pianeti e le loro lune. Le osservazioni del JWST non solo arricchiscono la nostra conoscenza di Giove, ma offrono anche indizi preziosi su come funzionano i meccanismi aurorali in ambienti planetari estremi. Il cielo di Giove, ora più che mai, si conferma uno dei più affascinanti teatri naturali del nostro sistema solare.
