Alluvioni, il Comitato Val Zena a lezione dal “Nobel dell’Acqua”: “cambiamento climatico non è l’unico problema, prevenzione è la chiave”

Gunther Bloeschl "ha illustrato le ragioni per cui spesso i mega-eventi alluvionali vengono sottovalutati o ritenuti improbabili"

C’era anche il Comitato Val di Zena ieri a lezione da Gunther Bloeschl, il “Nobel dell’Acqua”, ospitato dall’Alma Mater di Bologna per un seminario sul rischio alluvionale. “È stata una lezione istruttiva, coinvolgente e ricca di spunti”, riferisce il comitato. “L’ingegnere ha illustrato le ragioni per cui spesso i mega-eventi alluvionali vengono sottovalutati o ritenuti improbabili, sottolineando come il rischio alluvionale in Italia stia cambiando, in particolare a causa di variazioni dell’intensità e frequenza delle precipitazioni, aumento delle precipitazioni giornaliere intense nei grandi bacini e precipitazioni intense di breve durata oraria che colpiscono in modo particolare i bacini più piccoli, come quello dell’Idice di cui fa parte anche il torrente Zena”.

La prevenzione è la chiave

In questo senso, richiama il comitato, “la prevenzione è la chiave“. Lo stesso idrologo austriaco “ha sottolineato come il cambiamento climatico non sia l’unico fattore di rischio e ha ribadito con forza che la prevenzione paga: ogni euro investito equivale a 10 euro risparmiati in termini di danni evitati“. Le strategie di prevenzione, continua il Comitato Val di Zena, devono comprendere infrastrutture adeguate, pianificazione urbanistica consapevole, previsioni idrologiche avanzate, manutenzione costante dei corsi d’acqua ed esercitazioni frequenti”.

Servono inoltre infrastrutture idrauliche a livello locale. Nel corso della lezione, riferisce ancora il comitato, si è parlato ad esempio di “invasi di laminazione, efficaci in caso di piene di breve durata, ma poco utili per eventi di lunga durata”. Ci sono poi le casse di espansione, “che funzionano bene se di grande capacità e in linea, e che non sarebbero consigliabili per un territorio come la Val di Zena“. Infine il dragaggio di fiumi e torrenti, “come strumento per ridurre la portata di piena”.

La cultura del rischio

Agli stessi cittadini va poi insegnata la “cultura del rischio“, perché la prevenzione “parte dal basso“. I cittadini in questo senso “sono il primo anello della catena di sicurezza – spiega ancora il comitato – la consapevolezza aiuta a evitare comportamenti pericolosi. Scuole, comunità e campagne informative sono fondamentali per la diffusione della conoscenza del rischio, e le esercitazioni devono essere periodiche e partecipate”.

Ogni territorio, continua il Comitato Val di Zena, “ha le sue specificità”. Per questo serve “un approccio personalizzato, basato su dati scientifici e conoscenza locale. Le decisioni devono essere guidate dalla scienza, ma anche condivise con le comunità, enti e istituzioni“.

Pietro Latronico, portavoce del Comitato, chiosa: “dopo due anni di lavoro in Val di Zena posso affermare che le idee, gli studi e le soluzioni proposte da Bloeschl sono in linea con quanto emerso anche nel lavoro di Stefano Orlandini”, docente Unimore, che sta portando avanti il lavoro di studio e prevenzione nel Bolognese insieme al comitato.