Caldo, l’Università di Berlino smonta le fake news dei catastrofisti: Pluto l’Africano non esiste, c’è l’Anticiclone delle Azzorre e si chiama Anita

L'Istituto Meteorologico dell'Università di Berlino ha ufficializzato il nome dell'Anticiclone delle Azzorre che sta interessando l'Europa e l'Italia in questi giorni: altro che Pluto, si chiama Anita. E arriva dall'oceano, non dal nord Africa

Per capire che sull’Italia non ci sia alcun Anticiclone Africano, bensì l’Anticiclone delle Azzorre, non serviva certo un genio. Non bisogna scomodare Bernacca, Baroni o i meteorologi del NOAA per saper leggere una mappa con le isobare disegnate su cartina geografica. Quando c’è l’Anticiclone delle Azzorre, l’alta pressione arriva dall’oceano Atlantico dove tocca i suoi valori massimi. Quando c’è l’Anticiclone Africano, l’alta pressione arriva dal nord Africa dove tocca i suoi valori massimi.

Qualsiasi mappa barica dell’ultima settimana dimostra che sul Mediterraneo c’è l’Anticiclone delle Azzorre, come illustriamo nel dettaglio in appositi e specifici video che rilanciamo in coda a quest’articolo. Certo, è particolarmente bizzarro che mentre qualche sito meteo che alimenta il catastrofismo sul “caldo senza precedenti” che però ha avuto mille precedenti, titola addirittura “dov’è finito l’Anticiclone delle Azzorre” proprio mentre ce l’abbiamo sulla testa. Come la vecchietta che ha perso la borsa e chiede a tutti di aiutare a trovarla mentre ce l’ha appesa in spalla.

Fatto sta che questa mattina l’Istituto Meteorologico dell’Università di Berlino, il Dipartimento che fornisce il glorioso modello meteorologico DWD tra i più affidabili al mondo, ha ufficializzato non solo la natura oceanica, e quindi azzorriana, dell’alta pressione ma gli ha anche attribuito il nome ufficiale: si chiama Anita. L’Istituto Meteorologico dell’ateneo di Berlino è l’unico ente autorizzato ad attribuire nomi alle figure bariche in Europa. Altro che Pluto, quindi, e altro che Anticiclone Africano. Abbiamo l’Anticiclone delle Azzorre e si chiama Anita.

La mappa barica per domani, domenica 29 giugno, conferma magistralmente come si tratti dell’Anticiclone delle Azzorre: i massimi valori di pressione, che superano i 1025hPa, si trovano proprio nei pressi dell’arcipelago delle Azzorre, nel cuore dell’oceano Atlantico, e nel Canale della Manica, tra Francia e Inghilterra. Contestualmente, abbiamo una bassa pressione nel nord Africa, con valori di 1015hPa nel Maghreb, tra Marocco, Algeria, Tunisia e Libia:

spiegazione anticiclone delle azzorre

Come fa l’Anticiclone ad arrivare da una zona in cui invece c’è un Ciclone? Chiedetelo a chi ogni giorno, per enfatizzare il caldo che fa, vi racconta di “Anticiclone Africano” sparando nomi a caso (vedi Pluto, che non esiste) e alimentando una narrazione catastrofista totalmente fuori dalla scienza e dalla realtà.

Anche il britannico Met Office, in assoluto l’ente meteorologico più antico e autorevole del continente europeo con sede a Londra, conferma la natura oceanica dell’Anticiclone con massimi di 1028hPa tra la Bretagna e il Golfo di Biscaglia, mentre nel nord Africa la pressione scende fino a 1012hPa nel deserto del Sahara.

La differenza tra l’Anticiclone delle Azzorre e l’Anticiclone Africano

Nel panorama delle dinamiche atmosferiche che influenzano il clima dell’Europa e del bacino del Mediterraneo, due figure anticicloniche giocano da sempre un ruolo fondamentale: l’Anticiclone delle Azzorre e l’Anticiclone Subtropicale Africano. Sebbene entrambi appartengano alla grande famiglia degli anticicloni subtropicali, la loro genesi, struttura e gli effetti che determinano sul territorio sono significativamente differenti. Comprendere le caratteristiche di questi due sistemi di alta pressione è essenziale per interpretare i regimi meteorologici che si alternano durante l’anno, in particolare nella stagione estiva.

Anticiclone delle Azzorre

L’Anticiclone delle Azzorre è una struttura barica semi-permanente che si origina sull’Oceano Atlantico settentrionale, in prossimità dell’arcipelago delle Azzorre, da cui prende il nome. La sua formazione è legata alle dinamiche della circolazione generale atmosferica e in particolare alla cellula di Hadley, il sistema di moti convettivi che trasferisce calore dalle regioni equatoriali verso quelle subtropicali. In questa fascia, attorno ai 30° di latitudine, l’aria discendente genera una zona di alta pressione semi-stabile.

L’anticiclone delle Azzorre è dunque una figura tipica delle medie latitudini oceaniche e rappresenta un sistema di alta pressione marittimo-subtropicale, caratterizzato da masse d’aria relativamente fresche e umide, soprattutto nei bassi strati, grazie alla sua interazione costante con l’oceano Atlantico.

Anticiclone Subtropicale Africano

Diversamente, l’Anticiclone Subtropicale Africano è una figura termica che si sviluppa sopra il continente africano, principalmente in corrispondenza del deserto del Sahara. La sua genesi è legata all’eccessivo riscaldamento della superficie desertica durante i mesi estivi, che induce una forte subsidenza atmosferica: l’aria calda, salendo per convezione, si raffredda in quota ma resta comunque più calda rispetto all’ambiente circostante, stabilizzandosi e creando un “tappo” che inibisce ulteriori moti verticali.

Questa struttura anticiclonica ha caratteristiche continentali e secche, con masse d’aria molto calde e povere di umidità, provenienti direttamente dall’entroterra sahariano.

Dinamiche stagionali e spostamenti

Nel corso dell’anno, l’Anticiclone delle Azzorre si sposta seguendo l’oscillazione stagionale dell’intera fascia subtropicale. Durante l’inverno, tende a collocarsi più a sud e ad ovest, lasciando spazio a correnti atlantiche più instabili verso l’Europa. In estate, invece, si espande verso nord-est, contribuendo alla stabilizzazione del tempo sull’Europa occidentale, sul Mediterraneo e sull’Italia.

L’Anticiclone Subtropicale Africano, invece, si attiva quasi esclusivamente durante la stagione estiva e può espandersi verso nord sotto l’influenza delle onde planetarie (onde di Rossby). Quando ciò accade, l’aria calda sahariana riesce a risalire verso il Mediterraneo e persino verso l’Europa centrale, determinando ondate di calore estremo, con temperature che possono superare i +40°C. Più raramente accade che questi valori vengano superati con l’Anticiclone delle Azzorre, e infatti i picchi più alti raggiunti nei giorni scorsi in alcune (poche, pochissime in realtà) città italiane non hanno mai superato i +38/+39°C.

Effetti sul clima e sulle condizioni meteorologiche

Quando prevale l’Anticiclone delle Azzorre, il tempo tende a essere stabile ma non eccessivamente caldo, molto raramente oltre i +40°C, con cieli sereni, scarsa o nulla piovosità e una ventilazione regolare di origine atlantica. Le temperature, pur elevate in estate, restano generalmente entro valori fisiologici, grazie alla presenza di aria oceanica che mitiga l’eccessivo riscaldamento. Anche il tasso di umidità è più contenuto, rendendo il clima più tollerabile, con visibilità ottima e aria tersa.

Al contrario, quando l’Anticiclone Africano domina lo scenario meteorologico, si assiste a un marcato aumento delle temperature, spesso accompagnato da elevati tassi di umidità nei bassi strati, specie lungo le coste, e da una completa assenza di precipitazioni. Le condizioni diventano particolarmente gravose per la salute pubblica e per l’ambiente: il caldo afoso può innescare crisi sanitarie, colpire i soggetti fragili e aggravare fenomeni di siccità, con stress idrico per l’agricoltura e per i bacini idrici. Inoltre si caratterizza per cielo cupo, fosco, carico di nubi africane e pulviscolo, sabbia e polvere provenienti dal deserto del Sahara.

Non di rado, le due figure anticicloniche interagiscono o si alternano, determinando oscillazioni nei regimi termici e nella qualità dell’aria. In alcuni casi si può avere una fusione temporanea tra le due strutture, con l’Anticiclone delle Azzorre che funge da “ponte” per l’avanzata dell’aria africana verso nord.

È importante sottolineare che non esiste una corrispondenza rigida e automatica tra il tipo di figura anticiclonica e le temperature registrate in una determinata località. Anche in presenza dell’Anticiclone delle Azzorre, infatti, si possono raggiungere valori termici molto elevati, anche di +37/+39°C, come accaduto nei giorni scorsi, soprattutto quando questo si espande verso est e staziona sul Mediterraneo centrale, dove l’intenso soleggiamento e l’assenza di ventilazione favoriscono l’accumulo progressivo di calore nei bassi strati. In queste situazioni, la massa d’aria marittima può caricarsi di umidità significativa, rendendo il caldo particolarmente afoso e opprimente. Allo stesso tempo, la presenza dell’Anticiclone Africano non implica automaticamente temperature superiori ai +40°C, poiché ciò dipende dalla traiettoria specifica dell’aria sahariana, dalla quota della massa d’aria calda e dall’interazione con eventuali altre strutture atmosferiche. Per questo motivo, le condizioni meteorologiche vanno valutate caso per caso, analizzando non solo la natura dell’anticiclone ma anche la struttura verticale dell’atmosfera e la dinamica locale, compiti affidati ai meteorologi attraverso modelli previsionali ad alta risoluzione. In soldoni, non è automatico che con l’Anticiclone Africano faccia più caldo che con l’Anticiclone delle Azzorre: tendenzialmente è così, ma può capitare anche di avere l’Anticiclone Africano senza caldo eccessivo o l’Anticiclone delle Azzorre con temperature molto elevate.

Di seguito i nostri video dal canale YouTube di MeteoWeb dove nei giorni scorsi abbiamo smontato con dati e fatti tutte le esagerazioni sul caldo di questo periodo nel nostro Paese: