Clima, dal 9 giugno la Conferenza ONU sugli oceani: gli obiettivi

Si prevede che la conferenza porti all'adozione di un "piano d'azione operativo" con impegni concreti da parte degli Stati per la protezione degli oceani

A partire da domenica 9 giugno, 70 leader mondiali, tra cui il Presidente brasiliano Inazio Lula da Silva, e migliaia di delegati, scienziati e rappresentanti di Ong si riuniranno a Nizza per la terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani. La conferenza, che si terrà fino al 13 giugno, è co-organizzata dalla Francia e dal Costa Rica. “La salute degli oceani si sta deteriorando, e con essa il benessere umano”, ha sottolineato il Sottosegretario generale delle Nazioni Unite, Li Junhua, descrivendo l'”oceano in stato di emergenza”.

Si prevede che la conferenza porti all’adozione di un “piano d’azione operativo” con impegni concreti da parte degli Stati per la protezione degli oceani, che accompagnerà una dichiarazione politica negoziata negli ultimi mesi, sulla carta altamente consensuale.

Francia in prima linea

La Francia è in prima linea nella protezione degli oceani, come ribadito dal Presidente Emmanuel Macron con un suo intervento dedicato in programma su France 2 il 10 giugno, per fare il punto sulla conferenza. Il titolare dell’Eliseo “presenterà i risultati della Conferenza delle Nazioni Unite sugli oceani e ribadirà l’ambizione della Francia per la protezione degli oceani“, ha annunciato France TV, precisando che saranno messi in risalto anche i francesi “che si stanno mobilitando”. La trasmissione serale “Emergenza oceani: un vertice per cambiare tutto”, sarà trasmessa in diretta dopo il telegiornale delle 20, e a seguire verrà proiettato un documentario sulla Polinesia.

Gli obiettivi della conferenza

Tra i suoi obiettivi, la Francia mira a ottenere ulteriori ratifiche per un trattato del 2023 volto a proteggere gli ecosistemi marini nelle acque internazionali e ad ampliare la coalizione di 32 Paesi a sostegno di una moratoria sull’estrazione mineraria in acque profonde. Parigi spera inoltre di promuovere la ratifica di accordi per combattere la pesca illegale e quella intensiva. Le principali questioni oceaniche, tuttavia, dividono la comunità internazionale.

Non è previsto che gli Stati Uniti, il più grande dominio marittimo del mondo, inviino una delegazione, come hanno fatto per i negoziati sul clima.