Sei decenni di dati sul fitoplancton del Nord Atlantico rivelano che la sua biomassa è diminuita fino al 2% all’anno nella maggior parte dell’Oceano Atlantico, con implicazioni potenzialmente catastrofiche per la più ampia rete alimentare marina. È quanto emerge da uno studio guidato dall’Università di Dalhousie e pubblicato sulla rivista Plos One. Il fitoplancton è la forma di vita vegetale più importante per gli ecosistemi acquatici. È composto da numerose specie di alghe unicellulari come le diatomee, invisibili a occhio nudo, che vivono in sospensione nelle acque, non solo marine, ma anche fluviali e lacustri.
Gli autori hanno scoperto che la biomassa di diatomee e dinoflagellati è diminuita fino al 2% all’anno in tutto l’Oceano Atlantico settentrionale, ad eccezione delle regioni della piattaforma orientale e occidentale, e che si è registrato un aumento dell’1-2% all’anno della biomassa di diatomee rispetto alla biomassa totale di diatomee e dinoflagellati in tutto l’Oceano Atlantico settentrionale, ad eccezione della provincia artica, dal 1960 al 2017.
“I nostri risultati – spiegano gli autori – confermano la relazione ampiamente riportata, secondo cui le diatomee vengono soppiantate dai dinoflagellati con il riscaldamento delle acque su scale temporali mensili o annuali. L’ipotesi comune che il graduale riscaldamento degli oceani porterà a un passaggio decennale dalle diatomee ai dinoflagellati non è stata supportata dalla nostra analisi. Prevedere gli effetti del cambiamento climatico richiede probabilmente di considerare le conseguenze per l’intera comunità, il cambiamento simultaneo di molteplici variabili ambientali e il potenziale evolutivo delle popolazioni di plancton”.
