Le foreste della Nuova Zelanda assorbono molto più anidride carbonica (CO2) di quanto inizialmente stimato. A rivelarlo è uno studio condotto da Beata Bukosa, dell’Istituto nazionale di ricerca sull’acqua e l’atmosfera (NIWA), e co-firmato da scienziati del Ministero dell’Ambiente, basato su modelli avanzati e sul supercomputer dell’organizzazione, per esaminare i dati atmosferici dal 2011 al 2020. “La nostra ricerca ha rivelato che l’ambiente naturale della Nuova Zelanda assorbe circa 171 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno”, ha dichiarato Bukosa. Si tratta di una quantità molto superiore alle stime precedenti, secondo le quali gli ecosistemi terrestri della regione eliminavano tra i 24 e i 118 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.
“Il nostro nuovo studio dimostra che i pozzi di carbonio sono più diffusi di quanto pensassimo, in particolare nell’Isola del Sud, con un maggiore assorbimento di anidride carbonica che si estende lungo la costa occidentale”, sottolinea l’esperta.
Secondo Sara Mikaloff-Fletcher, un’altra scienziata del NIWA, la Nuova Zelanda dovrebbe ridurre le sue emissioni di ulteriori 84 milioni di tonnellate per rispettare gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi. “Una migliore gestione delle nostre foreste primarie e di altri terreni potrebbe consentire, a lungo termine, di ottenere magnifici benefici collaterali in termini di biodiversità”, spiega.
Andrea Brandon, coautrice dello studio presso il Ministero dell’Ambiente, afferma che è necessario un ulteriore lavoro prima che questi dati possano essere aggiunti ai rapporti ufficiali sulle emissioni. “I risultati di questo studio indicano che potrebbe esserci un assorbimento supplementare di carbonio da qualche parte nel sistema che attualmente non stiamo monitorando”, dice. Ma “dobbiamo determinare cosa ci sfugge per poter affinare ulteriormente i nostri metodi di inventario”.
Il rapporto è stato pubblicato sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics.
