Gas, l’Ue verso lo stop alle importazioni russe entro il 2027

La proposta, se approvata, segnerebbe così la fine definitiva di una dipendenza energetica

La Commissione europea presenterà martedì prossimo una proposta legislativa per interrompere tutte le importazioni di gas dalla Russia entro la fine del 2027, secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Handelsblatt. L’iniziativa, che mira anche a favorire un aumento delle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) dagli Stati Uniti, è stata strutturata in modo da poter essere approvata senza l’unanimità degli Stati membri. Il piano prevede il divieto delle forniture spot entro la fine del 2025 e dei contratti a lungo termine entro il 2027, azzerando così dal 2028 ogni flusso di gas russo verso l’Ue, sia via gasdotto che via nave. La scelta del timing non è casuale: da un lato, Bruxelles intende aumentare la pressione sul Cremlino, che continua a rifiutare un cessate il fuoco incondizionato in Ucraina; dall’altro, la misura rappresenta una mossa negoziale verso Washington, dove l’Ue punta a compensare il graduale abbandono russo con maggiori importazioni di GNL statunitense.

Nonostante i tagli alle forniture via gasdotto, nel primo trimestre del 2025 la Russia ha coperto il 13% del fabbisogno europeo, con oltre 10 milioni di tonnellate di GNL arrivate via nave – una quota ancora significativa, ma sostituibile secondo fonti comunitarie. “Un divieto non comprometterebbe la sicurezza energetica: gli Stati membri potrebbero colmare il gap con altri fornitori”, ha affermato Georg Zachmann, esperto del think tank Bruegel. Un funzionario della Commissione, citato dll’Handelsblatt, ha stimato in 20 miliardi di metri cubi il volume di GNL da reperire altrove, confermando l’intenzione già espressa a gennaio dalla presidente Ursula von der Leyen: “importiamo ancora molto GNL russa. Perché non sostituirlo con quello americano?”. L’operazione comporterebbe però costi più elevati, in un mercato globale dove la domanda di GNL è in crescita. La proposta, se approvata, segnerebbe così la fine definitiva di una dipendenza energetica a lungo ritenuta inevitabile per molti Paesi Ue, conclude il quotidiano economico tedesco.