Angelo Bonelli, portavoce nazionale dei Verdi e co-portavoce di Europa Verde, ha oltrepassato un confine che nessun rappresentante istituzionale, tanto meno un leader politico che si definisce democratico e ambientalista, dovrebbe varcare. In una recente discussione su X (ex Twitter), Bonelli ha insultato pubblicamente un utente che aveva semplicemente espresso dissenso, arrivando a definirlo “coglione” e “cogliona” in due commenti distinti. Un linguaggio volgare, aggressivo, che tradisce non solo un grave scompenso comunicativo, ma anche un’ipocrisia di fondo che lascia attoniti.
Non è in discussione la libertà di opinione – diritto che Bonelli, da antifascista dichiarato, dovrebbe anzi proteggere – ma la gravità del comportamento verbale di chi ricopre una carica pubblica e rappresenta un partito che si dichiara paladino dell’ambiente, della tolleranza e del progresso civile. Come può un uomo che si presenta come difensore della Terra, paladino della democrazia e della giustizia climatica, scagliarsi con tale livore contro un cittadino qualunque, solo perché osa dissentire?
L’episodio è emblematico del degrado della comunicazione politica, ma soprattutto mette in luce una contraddizione insanabile: Bonelli pretende rispetto per la natura, per i diritti delle generazioni future, per le minoranze, per la biodiversità. Ma non riesce a rispettare neppure un singolo interlocutore, un essere umano che ha semplicemente espresso un’opinione diversa. Questo non è un dettaglio trascurabile: è il cuore della questione.
Chi si presenta come voce dell’ambientalismo istituzionale – quello che dialoga con le ONG, che partecipa alle COP internazionali, che difende i Fridays for Future e si batte per il clima – ha il dovere morale di incarnare un’etica del dialogo, della nonviolenza, della tolleranza. L’ambientalismo autentico non è solo cura degli ecosistemi, ma anche e anzi soprattutto rispetto per le persone. Anche, e in particolare, per quelle che non la pensano come te.
Bonelli non è un cittadino qualunque. È un parlamentare della Repubblica Italiana. Un leader politico. Una figura che interviene quotidianamente nei media, che stringe alleanze europee con i Verdi tedeschi, che pretende di parlare a nome di chi ha a cuore la salute del pianeta. Eppure oggi sembra più simile a un bullo di periferia che a un costruttore di futuro sostenibile. La sua reazione scomposta non è solo uno scivolone comunicativo: è una ferita alla credibilità dell’ambientalismo istituzionale.
Che autorevolezza può avere chi predica il rispetto della natura e poi manca totalmente di rispetto verso l’essere umano? Come può presentarsi come argine al populismo e all’estremismo verbale chi adotta lo stesso linguaggio triviale, volgare, umiliante? Chi insulta un utente sui social, lo disumanizza e lo ridicolizza pubblicamente, non è migliore dei politici che afferma di combattere.
In un momento storico in cui l’ambientalismo ha bisogno di credibilità, di sobrietà e di dialogo scientifico, questi episodi fanno solo male. Perché offrono il fianco alle critiche, alimentano il disincanto e screditano una causa che dovrebbe appartenere a tutti.
L’ambientalismo italiano non può più permettersi portavoce che non sappiano controllare i toni, che mancano di rispetto alla cittadinanza e che alimentano l’odio invece del confronto. Se davvero Angelo Bonelli crede nei valori che dichiara di rappresentare – la democrazia, l’ecologia, l’antifascismo – allora ha il dovere di chiedere scusa. Non per salvare la faccia, ma per salvare l’integrità del movimento che guida. E cambiare comportamento per il futuro.
