La stagione degli uragani nell’Atlantico è ufficialmente iniziata, ma l’oceano, almeno per ora, ‘tace’. Nessun sistema nominato si è ancora formato nel bacino atlantico, mentre il Pacifico orientale ha già sfornato tre cicloni tropicali. Un avvio che solleva interrogativi tra gli esperti: possiamo davvero attenderci una stagione attiva senza El Niño o La Niña?
Secondo i meteorologi della Colorado State University (CSU), la risposta è sì. Le loro previsioni parlano chiaro: 17 tempeste nominate, 9 uragani e 4 uragani maggiori. Se confermate, queste cifre collocherebbero la stagione 2025 ben al di sopra della media. Ma la storia suggerisce un’altra narrativa.

Un avvio sbilanciato: Pacifico in vantaggio
Osservando i dati degli ultimi 60 anni, emerge un pattern sorprendente: quando il Pacifico orientale genera tre o più tempeste prima dell’Atlantico, quest’ultimo fatica quasi sempre a recuperare. È accaduto raramente che l’Atlantico riuscisse a chiudere la stagione con più attività rispetto al suo “rivale” pacifico in simili condizioni.
In oltre l’84% dei casi documentati, il Pacifico ha mantenuto il vantaggio iniziale. Le uniche eccezioni degne di nota risalgono agli anni 1998, 2004 e 2010, tutte stagioni influenzate da cicli di La Niña o El Niño Modoki. Ma nel 2025, nessuno di questi fenomeni è presente. L’atmosfera è dominata da una condizione neutra, talvolta chiamata in gergo “La Nada”.
ENSO neutro: un’incognita per la previsione stagionale
L’assenza di un driver dominante come El Niño o La Niña rende particolarmente difficile fare previsioni affidabili. Il modello climatico globale non è “guidato” da una direzione precisa, e ciò apre a una maggiore variabilità nei comportamenti atmosferici.
Secondo il Climate Prediction Center (CPC) del National Weather Service, questa fase neutra dell’ENSO proseguirà per gran parte della stagione degli uragani. Ciò significa che eventuali anomalie nella distribuzione delle temperature superficiali oceaniche — sia nell’Atlantico che nel Pacifico — potranno fare la differenza in modo significativo.
Temperature oceaniche: la chiave nascosta del 2025
Nel Pacifico orientale, le acque calde che si estendono al largo del Centro America e del Messico hanno già contribuito alla formazione di tre cicloni: Alvin, Barbara e Cosme. Ma il loro sviluppo è stato contenuto da una vasta massa di acque fredde che si estende dalla Baja California alle Hawaii, limitandone l’intensità e la durata.
La situazione è più frammentata nell’Atlantico, dove diverse sacche di temperatura contrastante convivono in uno spazio relativamente ristretto. Particolare attenzione è rivolta alla Main Development Region, area chiave per la genesi ciclonica, che al momento mostra valori termici nella media o leggermente inferiori.
Da segnalare anche la presenza dell’Atlantic Niña, una micro-anomalia che tende a raffreddare le acque al largo della costa africana, limitando l’energia disponibile per lo sviluppo dei sistemi tropicali. Un altro fattore che potrebbe ostacolare la stagione atlantica, nonostante le previsioni ottimistiche.
Ma c’è un rischio: il Golfo e i Caraibi
Se da una parte lo scenario attuale invita alla cautela, dall’altra non mancano elementi di preoccupazione. Le acque del Golfo del Messico e dei Caraibi sono già eccezionalmente calde. Se un ciclone dovesse entrare in queste zone, le condizioni per un rapido intensificarsi sarebbero tutte presenti.
È proprio in queste aree che la previsione della CSU potrebbe trovare conferma. Una sola tempesta ben posizionata, alimentata da acque torride e condizioni atmosferiche favorevoli, potrebbe compensare un inizio di stagione sottotono e rilanciare l’Atlantico verso un bilancio stagionale più attivo.
Stagione da seguire, ma con senso critico
Sebbene i modelli matematici e statistici della CSU indichino un’elevata attività ciclonica, la storia e le condizioni attuali suggeriscono di mantenere un sano scetticismo. L’ENSO neutrale è sinonimo di incertezza, e la distribuzione anomala delle temperature oceaniche può rivelarsi determinante nei prossimi mesi.
Per ora, l’Atlantico è silenzioso. Ma il vero picco della stagione deve ancora arrivare. E quando lo farà, saranno le acque — e non i modelli — a decidere chi avrà avuto ragione.