”Sulla base delle stime più recenti fornite dalla Sogin, orientativamente si ritiene che si possa prevedere per il 2029 il rilascio del provvedimento di Autorizzazione Unica e per il 2039 la messa in esercizio del Deposito Nazionale”: è quanto ha affermato il Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in audizione davanti alle Commissioni riunite Attività produttive e Ambiente della Camera, sullo smaltimento delle scorie nucleari e sull’individuazione delle aree idonee allo sviluppo di impianti per la produzione di energie rinnovabili.
”La strategia nazionale prevede che, all’interno del Deposito Nazionale, vengano smaltiti in via definitiva, i rifiuti radioattivi a molto bassa e bassa attività, derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione di impianti nucleari”, ha spiegato il titolare del MASE, osservando che il Deposito Nazionale è stato concepito ”per essere costruito e gestito con annesso un Parco Tecnologico, un centro di ricerca scientifica e sviluppo tecnologico dotato di strutture comuni per i servizi e per le funzioni necessarie alla gestione di un sistema integrato di attività operative, nel quale si svolgeranno studi nel campo energetico, dello sviluppo sostenibile e della gestione dei rifiuti radioattivi e del combustibile irraggiato”.
”Questi temi animano i territori, le comunità locali che avvertono un senso di minaccia derivante dalle scorie nucleari o dall’installazione, avvertita come selvaggia, di impianti a fonti rinnovabili. Credo che il nostro compito sia quello di avere, per poi divulgare, un quadro chiaro dello status quo e anche di dove si voglia andare. Anche perché i territori hanno bisogno di voci autorevoli che plachino, o quanto meno, riportino nei giusti binari le legittime preoccupazioni derivanti da un effetto Nimby particolarmente evidente su queste tematiche”, ha sottolineato il Ministro.
Al 31 dicembre 2023, in Italia sono presenti circa 32.663,1 metri cubi di rifiuti radioattivi (aumento di circa il 5% rispetto al 2022), la maggior parte dei quali ad attività bassa e molto bassa. Sono i dati dell’ISIN forniti dal Ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in un’audizione davanti alle Commissioni riunite Attività produttive e Ambiente della Camera sul deposito nazionale dei rifiuti nucleare. Il Lazio è la regione che detiene il volume maggiore di rifiuti radioattivi, pari a 10.549 metri cubi, il 32,30% del totale. Seguono Lombardia (19,70%), Piemonte (18,28%), Basilicata (13,10%), Campania (7,95%), Emilia-Romagna (3,82%) Toscana (3,19%) e Puglia (1,67%). In termini di quantitativo totale di radioattività (rifiuti radioattivi, sorgenti dismesse e combustibile irraggiato), il Piemonte figura al primo posto, con il 79,30% del totale. Il quantitativo totale del combustibile nucleare esaurito presente in Italia al 31 dicembre 2023 ammonta a circa 15,8 tonnellate di metallo pesante(tHM).
