Un farmaco comunemente usato per il diabete, il liraglutide, potrebbe offrire un sollievo significativo a milioni di persone che soffrono di emicrania cronica. Secondo uno studio presentato al Congresso 2025 dell’Accademia Europea di Neurologia (EAN), questo farmaco ha dimostrato di dimezzare il numero di giorni con emicrania al mese, migliorando notevolmente la qualità della vita dei pazienti.
La ricerca, condotta da scienziati del Centro Cefalee dell’Università Federico II di Napoli, ha coinvolto 26 adulti obesi affetti da emicrania cronica. Ai partecipanti è stato somministrato liraglutide, un agonista del recettore GLP-1. I risultati sono stati sorprendenti: i pazienti hanno riportato in media 11 giorni in meno di mal di testa al mese.
Ciò che rende questo studio particolarmente interessante è che il beneficio non sembra essere legato alla perdita di peso, un effetto noto del liraglutide. Invece, i ricercatori ipotizzano che il farmaco agisca riducendo la pressione del liquido cerebrospinale. “La maggior parte dei pazienti si è sentita meglio nelle prime due settimane e ha riferito un miglioramento significativo della qualità della vita“, ha affermato l’autore Simone Braca. “Il beneficio è durato per tutto il periodo di osservazione, anche se la perdita di peso è stata modesta e statisticamente non significativa“.
Questa scoperta apre una nuova strada nel trattamento dell’emicrania. Si ritiene che la modulazione della pressione intracranica possa portare a una diminuzione del rilascio del peptide correlato al gene della calcitonina (CGRP), una molecola chiave nell’emicrania. Il team di ricerca, guidato da Roberto De Simone, sta ora pianificando uno studio clinico più ampio per esplorare ulteriormente questa promettente terapia. Se i risultati saranno confermati, gli agonisti del recettore GLP-1 potrebbero rappresentare una nuova e preziosa opzione per i circa uno su sette individui che soffrono di emicrania in tutto il mondo, specialmente per coloro che non rispondono ai trattamenti preventivi attuali.
