Antichi DNA e società complesse: nuove scoperte sulle comunità preistoriche nel Bacino dei Carpazi | FOTO

Uno dei risultati più sorprendenti riguarda il confronto tra due comunità: Tiszapolgár-Basatanya (Ungheria) e Urziceni-Vamă (Romania)
Immagine a scopo illustrativo realizzata con l'Intelligenza Artificiale © MeteoWeb
La rete di parentela biologica e gli alberi genealogici del sito dell'antica età del Rame, Urziceni-Vamă, rivelano una comunità aperta caratterizzata da diversi alberi genealogici bigenerazionali. I parenti stretti venivano in genere sepolti a distanze considerevoli l'uno dall'altro all'interno del cimitero. Credito: Szécsényi-Nagy et al., 2025.
La rete di parentela biologica e gli alberi genealogici del sito dell'antica età del Rame, Tiszapolgár-Basatanya, indicano una comunità strettamente imparentata, chiusa, patrilineare e patrilocale. I parenti stretti venivano tipicamente sepolti uno accanto all'altro. Credito: Szécsényi-Nagy et al., 2025.
Una sepoltura femminile dal sito dell'antica età del rame, Urziceni-Vamă Credito: Cristian Virag
Una ricca sepoltura femminile dal sito del tardo neolitico, Polgár-Csőszhalom Credito: Pál Raczky

Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications rivela sorprendenti dettagli sulla diversità genetica e sociale delle popolazioni che abitavano il Bacino dei Carpazi circa 7.000–6.000 anni fa. Analizzando il DNA antico di 125 individui provenienti da otto siti archeologici tra l’Ungheria e la Romania, i ricercatori guidati da Anna Szécsényi-Nagy hanno fatto luce su un periodo poco conosciuto della preistoria europea: il passaggio dal Neolitico Tardo all’Età del Rame. Lo studio si concentra su due insediamenti successivi nella stessa microregione del bacino del Tisza (nell’odierna Ungheria nord-orientale): Polgár-Csőszhalom (Neolitico Tardo) e Tiszapolgár-Basatanya (Prima Età del Rame). Nonostante profondi cambiamenti culturali, tra cui il passaggio da insediamenti centralizzati a fattorie sparse e l’introduzione di cimiteri formali, i ricercatori non hanno riscontrato discontinuità genetiche tra le due comunità. Le analisi (PCA, qpAdm e IBD) mostrano chiaramente che i due gruppi derivano da una stessa popolazione madre del Neolitico Medio, senza significativi apporti esterni.

Questa continuità indica che le trasformazioni osservate (come la comparsa della metallurgia, l’uso della ruota e la crescente stratificazione sociale) sono state il frutto di dinamiche interne, piuttosto che di migrazioni.

Strutture sociali divergenti in comunità vicine

Uno dei risultati più sorprendenti riguarda il confronto tra due comunità: Tiszapolgár-Basatanya (Ungheria) e Urziceni-Vamă (Romania), distanti solo 100 km. Nonostante condividessero una cultura materiale simile, le due comunità mostravano strutture sociali e genetiche radicalmente diverse: Basatanya era una comunità coesa, con numerose parentele dirette e un alto tasso di consanguineità (matrimoni tra cugini). Le analisi di ROH (segmenti omozigoti) e IBD rivelano reti dense di relazioni biologiche, con molteplici gruppi familiari che venivano sepolti in prossimità e seguendo rigide norme di orientamento e posizione del corpo.

Urziceni-Vamă, al contrario, presenta una maggiore eterogeneità genetica e meno relazioni di parentela diretta tra i sepolti. Alcuni individui mostrano addirittura tracce di ancestrie esterne (come componenti caucasiche e levantine), suggerendo scambi e interazioni più ampie con gruppi esterni.

Implicazioni archeologiche: cimiteri come riflesso dell’organizzazione sociale

L’introduzione di cimiteri formali separati dagli insediamenti rappresenta una delle trasformazioni chiave dell’inizio dell’Età del Rame. Secondo gli autori, a Basatanya il cimitero rifletteva una comunità chiusa, forse patrilocale e incentrata su lignaggi, dove status e prestigio si manifestavano attraverso oggetti come asce di pietra, ornamenti in rame e mandibole di cinghiale. Al contrario, Urziceni-Vamă sembra essere stato un luogo di sepoltura comune per gruppi più ampi e meno legati tra loro, forse un nodo centrale in una rete di piccoli insediamenti rurali.

Una preistoria più complessa del previsto

I risultati evidenziano quanto le società neolitiche e calcolitiche fossero diversificate, anche a distanza ravvicinata. Nonostante un’apparente omogeneità culturale, le comunità potevano adottare modelli sociali e strutture familiari molto diversi. La genetica antica, combinata con l’archeologia, sta dunque ridefinendo la nostra comprensione della complessità sociale nel passato preistorico dell’Europa centrale.

Questi dati ci obbligano a ripensare nozioni troppo semplicistiche di “culture archeologiche” come entità omogenee, mostrando invece un mosaico di comunità distinte, ognuna con la propria storia genetica e sociale.