L’Unione Europea ha abbandonato la proposta di ridurre il tetto massimo al prezzo del petrolio russo da 60 a 45 dollari al barile, un’iniziativa che era stata inserita nel 18° pacchetto di sanzioni contro Mosca. La decisione è maturata a causa della mancanza di consenso tra gli Stati membri e delle preoccupazioni legate all’impatto economico della misura in un contesto di mercato instabile. Secondo quanto riportato da Bloomberg, la Commissione Europea aveva inizialmente proposto la riduzione del tetto come parte di una strategia per rafforzare la pressione economica sulla Russia, limitandone ulteriormente le entrate petrolifere. Tuttavia, diversi paesi dell’UE – in particolare quelli più esposti agli effetti delle fluttuazioni dei prezzi energetici – hanno espresso forti riserve.
Alcuni Stati temevano che una soglia troppo bassa potesse destabilizzare il mercato globale del greggio, già scosso dalle recenti tensioni geopolitiche. Altri, invece, hanno messo in dubbio l’efficacia della misura senza un coordinamento con i partner del G7.
Pressioni internazionali e calcoli politici
L’assenza di un supporto esplicito da parte degli Stati Uniti ha inoltre pesato sulla scelta finale. Sebbene Washington continui a sostenere il meccanismo del price cap introdotto nel 2022, l’amministrazione statunitense non ha mostrato apertura verso un abbassamento del tetto. In questo contesto, i governi europei più scettici hanno spinto per ritirare la proposta. Il price cap era stato pensato per colpire le entrate derivanti dalle esportazioni energetiche russe, costringendo Mosca a vendere il proprio greggio a prezzi fortemente scontati. Secondo alcune stime, la Russia ha comunque trovato vie alternative per eludere in parte il tetto, grazie all’uso di una “flotta ombra” e a nuove rotte commerciali con paesi terzi.
Proposta ritirata, ma non cancellata
Sebbene la proposta sia stata ufficialmente abbandonata, fonti vicine al dossier non escludono che possa essere ripresa in futuro, qualora le condizioni di mercato lo permettano e si riesca a ricompattare il fronte europeo. La scelta dell’UE di non abbassare il price cap sul petrolio russo riflette l’equilibrio precario tra l’obiettivo politico di indebolire l’economia russa e la necessità di tutelare la stabilità dei mercati energetici globali. Per ora, il tetto rimane fissato a 60 dollari al barile, ma la questione resta aperta.
