Una tragica alluvione in Valtellina raggiunse il suo apice il 28 luglio 1987 alle 07:23, quando una frana gigantesca, innescata da giorni di piogge torrenziali, si staccò dal monte Zandila e travolse i paesi di Sant’Antonio Morignone e Aquilone, cancellandoli. In pochi istanti, quaranta milioni di metri cubi di roccia e detriti scesero a valle provocando 35 vittime tra operai al lavoro e abitanti che non erano stati evacuati in tempo.
L’alluvione della Valtellina, iniziata il 18 luglio, devastò per 10 giorni la provincia di Sondrio con inondazioni, frane e colate di fango: 53 morti, migliaia di sfollati e danni stimati in circa 4mila miliardi di lire. Tartano e Valdisotto furono tra le aree più colpite, mentre il fiume Adda straripò allagando intere aree industriali e interrompendo strade e ferrovie.
Dopo la frana del 28 luglio, un lago naturale minacciò di tracimare: furono necessari interventi urgenti, tra cui la tracimazione controllata del bacino, per scongiurare un nuovo disastro. L’emergenza terminò solo alla fine di agosto, ma la ferita inferta alla valle resterà per sempre nella memoria collettiva.
