I canti delle foche leopardo sono simili alle filastrocche: lo studio che svela la sorprendente struttura sonora di questi mammiferi

Un nuovo studio rivela che la sequenza dei canti delle foche leopardo è meno prevedibile di quella dei canti delle balene megattere e dei fischi dei delfini

Durante la stagione degli amori, i maschi di foca leopardo (Hydrurga leptonyx) diventano veri e propri cantanti solitari, emettendo sott’acqua sequenze strutturate di richiami sonori. Secondo uno studio pubblicato su Scientific Reports da Lucinda E. H. Chambers e colleghi, questi canti, nonostante la loro apparente semplicità, mostrano una sorprendente complessità statistica, paragonabile a quella delle filastrocche per bambini, più che alla musica classica o ai Beatles. Ma c’è un dettaglio importante: contrariamente a quanto affermato nella versione iniziale del comunicato, lo studio dimostra che i canti delle foche leopardo hanno una struttura temporale meno prevedibile rispetto a quella dei canti delle balene megattere e ai fischi dei delfini, non più prevedibile. Una correzione fondamentale per comprendere il reale contenuto informativo di questi segnali acustici.

Un alfabeto sonoro di cinque note

Nelle registrazioni effettuate tra il 1992 e il 1998 nella regione del Mare di Davis, in Antartide orientale, i ricercatori hanno identificato cinque tipi di richiami distinti (note): doppio trillo acuto, trillo singolo medio, trillo discendente grave, doppio trillo grave e un “hoot” seguito da un trillo grave. Ogni sequenza vocale è stata trasformata in un codice simbolico per l’analisi entropica.

L’uso ripetitivo e strutturato di queste “note” costituisce una sorta di melodia riconoscibile, utile a trasmettere informazioni su lunga distanza in un ambiente dove i maschi sono molto dispersi. Questo schema riduce la probabilità che il messaggio si degradi durante la propagazione acustica.

Entropia e imprevedibilità: un confronto musicale

Utilizzando tre modelli statistici (i.i.d., Markov di primo ordine e SWML), i ricercatori hanno stimato l’entropia delle sequenze vocali di 26 foche. L’entropia misura il livello di imprevedibilità: più è alta, più il messaggio è casuale. Le foche presentavano valori SWML tra 0.63 e 1.38 bit, superiori ai valori tipici delle filastrocche (0.82 in media), ma nettamente inferiori a quelli di brani dei Beatles (2.12–3.31) o compositori classici come Mozart (fino a 4.84).

Curiosamente, i canti delle foche risultano più strutturati delle composizioni umane complesse, ma meno prevedibili rispetto ai canti delle megattere, che mostrano un alto grado di ripetizione e ridondanza.

Perché le foche cantano in modo così strutturato?

La risposta sta nella necessità di comunicare a grandi distanze, in un contesto in cui il contatto fisico con potenziali partner è raro. Una struttura sonora ripetitiva ma variabile permette di trasmettere segnali identificativi senza perdere intelligibilità. Lo studio suggerisce che l’ordine delle note nelle sequenze vocali delle foche potrebbe codificare l’identità individuale, analogamente ai “codas” dei capodogli.

La stabilità di queste sequenze è stata osservata su intervalli di almeno tre giorni, il che rafforza l’ipotesi di un impiego sociale e riproduttivo sofisticato.

Implicazioni evolutive e future direzioni

La comunicazione acustica animale viene spesso analizzata confrontandola con il linguaggio o la musica umana. Questo studio fornisce una nuova prospettiva: l’analisi entropica delle sequenze vocali può aiutare a decifrare le regole grammaticali implicite nei segnali animali, senza supporre un significato semantico. Sebbene non si possa affermare che le foche “cantino” come gli esseri umani, la loro capacità di organizzare le vocalizzazioni in strutture complesse suggerisce che l’evoluzione ha modellato sistemi di comunicazione sofisticati in ambienti estremi.

I canti delle foche leopardo non sono solo suoni suggestivi dei ghiacci antartici, ma sistemi di comunicazione complessi e strutturati, degni di studio alla stregua del linguaggio umano o della musica. La loro imprevedibilità — inferiore rispetto a quella delle megattere ma superiore alle semplici filastrocche — rivela un adattamento acustico affascinante, al servizio della sopravvivenza e della riproduzione in un habitat isolato.