Clima, come il dominio dell’anticiclone africano ha cambiato l’estate italiana: gli effetti sui temporali e il caso Bardonecchia

Il fisico del clima Antonello Pasini (Cnr) parla del ruolo dell’anticiclone africano sulle temperature e sul maltempo dell’estate in Italia

Dopo il forte caldo, l’arrivo di aria più fresca scatena forti temporali che possono avere effetti devastanti. L’ultimo esempio è l’alluvione lampo avvenuta lunedì 30 giugno Bardonecchia, scatenata dall’esondazione del rio Frejus e costata anche la vita ad una persona. “Il problema è che nel Mediterraneo e nell’Europa meridionale non è aumentata soltanto la temperatura media, ma anche la circolazione dell’aria“, dice all’ANSA Antonello Pasini, fisico del clima dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Le nostre estati, fino a qualche decennio fa, erano dominate dal famoso anticiclone delle Azzorre, un cuscinetto di aria stabile che ci proteggeva per tutta l’estate fino a Ferragosto – afferma Pasini – quando iniziavano i temporali estivi”.

Adesso non è più così: il cambiamento climatico ha modificato la circolazione atmosferica e l’anticiclone delle Azzorre è stato spodestato dagli anticicloni africani, i quali però hanno caratteristiche meno favorevoli. “Sono molto più caldi e anche meno stabili”, spiega l’esperto del Cnr: “non ricoprono bene l’Italia al margine settentrionale e quando si ritirano, entrano correnti più fresche, nel caso di Bardonecchia dal versante francese, e questi contrasti d’aria di tipo diverso creano precipitazioni molto violente. Inoltre – aggiunge Pasini – i contrasti diventano sempre più alti, perché purtroppo il caldo è sempre più forte”. È questo il fenomeno in atto in questi giorni, e anche nei prossimi, sul Nord Italia in generale.

Per Bardonecchia, in particolare, entrano in gioco anche altre cause: “le nostre vallate alpine sono molto strette – commenta Antonello Pasini – con fiumi a carattere torrentizio che sono secchi per la maggior parte dell’anno, e che si riempiono all’improvviso a causa di eventi di questo tipo”.

Il cambiamento climatico è dunque il motore di questi eventi meteorologici estremi che stanno diventando sempre più frequenti e intensi. “Ce li terremo anche per i prossimi decenni“, sottolinea il fisico del clima. “Da un lato dobbiamo adattarci, per esempio evitando di costruire troppo vicino agli argini dei fiumi e rinaturalizzando una parte del territorio. Dall’altro dobbiamo assolutamente evitare di arrivare a scenari futuri molto peggiori – conclude Pasini – perché probabilmente ci troveremmo in condizioni ingestibili”.