Gas russo, crollano produzione ed export: i flussi verso l’Europa ai minimi dagli anni ’70

La produzione e l’export di gas dalla Russia tornano a calare dopo il rimbalzo del 2024. Con la fine dei transiti via Ucraina e il crollo delle forniture europee, Mosca è sempre più isolata sul mercato energetico globale

Produzione ed esportazione di gas dalla Russia sono tornati a scendere dopo il clamoroso recupero del 2024. E questa volta Mosca potrebbe essere arrivata al capolinea, a prescindere dal successo dei piani della Commissione europea, che a giugno ha presentato una proposta per vietare dal 2027 gli acquisti da parte dei Paesi Ue. Già adesso – riporta Il Sole 24 Ore – la Russia sembra avere a disposizione più gas di quanto non riesca a venderne. Con la fine dei transiti via Ucraina a fine 2024, le esportazioni di Gazprom verso l’Europa – ormai possibili solo attraverso il TurkStream – sono crollate del 47% nel primo semestre di quest’anno, ad appena 8,33 miliardi di metri cubi (Bcm), secondo dati raccolti da Reuters.

Volumi che se replicati porterebbero a un totale di circa 16 Bcm per il 2025: il minimo dagli anni 70, quando non erano ancora a regime i contratti con clienti europei, tra cui Eni. Proprio Eni ha da poco smesso di vendere gas russo anche in Turchia (erano 6,2 Bcm nel 2024, mentre ai clienti europei le consegne erano cessate nel 2023) e a giugno ha chiuso gli uffici nel Paese.

Al loro picco, nel 2019, le importazioni europee via gasdotto dalla Russia hanno raggiunto 179 Bmc: dieci volte più dei flussi attuali. La discesa – Covid a parte – è iniziata nel 2021, prima ancora che Mosca invadesse l’Ucraina, e nel 2023 gli acquisti della Ue si erano già ridotti a 25 Bcm via tubo, affiancati da 18 Bcm sotto forma di Gnl. Entrambi, a sorpresa, sono aumentati nel 2024: a 32 Bcm per il gas via gasdotto (un rimbalzo del 28%) ea 20 Bcm (+11%) per quello liquefatto. Ma ora la tendenza è tornata ad invertirsi: la Commissione Ue prevede che gli acquisti totali nel 2025 scenderanno di quasi un terzo, da 52 a 37 Bcm. Per le forniture di Gazprom sono rimasti attivi contratti per appena 15,1 Bcm, stimava a marzo uno studio Oies: da aprile 2022 la società avrebbe perso – in quanto scaduti, rescissi o sospesi – contratti per 135 Bcm.

Il GNL

Quanto al GNL, rimane uno zoccolo duro di contratti di lungo termine legati all’impianto Yamal Lng di Novatek: Bruxelles vorrebbe terminare anche questi dal 2027. In particolare gli obblighi riguardano TotalEnergies (per 5,5 Bcm), Sefe (4 Bcm) e Naturgy (3,4 Bcm). Per la Russia la situazione sta già diventando difficile. Complici la discesa dei prezzi e la debolezza del rublo, le entrate statali dall’Oil&Gas sono proiettate questo mese a ridursi del 37% a 680 miliardi di rubli (8,7 miliardi di dollari), stima Reuters.

Anche la produzione di gas del Paese – che per circa due terzi fa capo a Gazprom – sta frenando, perché non trova sbocchi sufficienti né sul mercato interno né su quelli di esportazione: nel primo semestre si è attestata a 334,8 Bcm per Bloomberg, in calo del 3,2% su base annua e di oltre il 10% rispetto al 2021 (quando nell’intero anno era stata di 763 Bcm). Mosca non ha risparmiato gli sforzi per trovare nuovi mercati, ma sostituire l’Europa non è realisticamente possibile. E ulteriori progressi nel diversificare i clienti sono difficili, non solo per via delle sanzioni.

L’unico gasdotto verso la Cina che Gazprom ha costruito – il Power of Siberia 1 – da quest’anno funziona a pieno ritmo, con una capacità che però è appena 38 Bcm: meno di un quinto dei volumi che riceveva l’Europa. Un’altra pipeline in direzione Cina, da 10 Bcm, dovrebbe entrare in funzione nel 2027. Ma le trattative con Pechino per il Power of Siberia 2 (altri 38 Bcm) sembrano diventare arenate. Mosca ha anche siglato contratti con l’Uzbekistan, il Kirghizistan e persino con l’Iran (che pure ha riserve di gas tra le più ricche del mondo), ma sono volumi modesti e le possibilità di accrescerli sono molto limitate con l’attuale rete di gasdotti. Resta il mercato interno.

Il Governo sta cercando (finora con scarso successo) di metanizzare auto, camion e persino treni. Adesso circolano ulteriori proposte, tra cui la costruzione vicino ai giacimenti di gas di datacenter super energivori per l’intelligenza artificiale e il mining di criptovalute. Progetti che per ora restano sulla carta.