Il 15 giugno Israele ha colpito due obiettivi a Tajrish, un quartiere montuoso e trafficato lungo il confine settentrionale di Teheran. Una delle esplosioni ha scosso un incrocio affollato nei pressi del Bazaar di Tajrish e della stazione della metropolitana, rompendo una conduttura idrica. L’acqua ha inondato l’area, causando interruzioni significative nella capitale iraniana. “In alcune zone della città le persone hanno perso l’accesso all’acqua, con effetti sulla salute e sull’igiene”, ha dichiarato Kaveh Madani, direttore dell’United Nations University Institute for Water, Environment and Health. L’attacco a Tajrish è avvenuto tre giorni dopo che Israele aveva colpito per la prima volta l’Iran il 12 giugno. Tra gli altri obiettivi vi erano una raffineria di petrolio a Teheran, il principale deposito di gas della città, il giacimento di gas South Pars nel Golfo Persico e l’impianto di gas Fajr Jam a Bushehr. Israele ha inoltre bombardato il sito nucleare di Natanz, depositi missilistici a Tabriz e Kermanshah e un complesso industriale nelle province settentrionali. Gli Stati Uniti sono entrati in guerra il 21 giugno colpendo tre siti nucleari: Fordow, Natanz e impianti nei pressi di Isfahan.
Nonostante il cessate il fuoco raggiunto il 24 giugno, la tregua appare fragile. I 12 giorni di conflitto hanno già causato gravi danni alla salute, all’ambiente e al clima. E’ quanto riferito in un articolo del ‘The Bulletin’.
Danni diretti a breve termine
Secondo Doug Weir, direttore del Conflict and Environment Observatory nel Regno Unito, i danni diretti includono la distruzione di siti contenenti inquinanti ambientali, come raffinerie di petrolio, depositi di carburante e centrali elettriche. Gli incendi nelle infrastrutture energetiche rilasciano sostanze pericolose come particolato, ossidi di azoto, monossido di carbonio, biossido di zolfo, composti organici volatili e idrocarburi policiclici aromatici.
“Questi inquinanti, a seconda delle concentrazioni, possono essere dannosi per l’uomo”, ha spiegato Weir. A Teheran, la topografia montuosa potrebbe aggravare la situazione, intrappolando l’inquinamento come avviene nella Los Angeles Basin. Danni alle infrastrutture energetiche possono avere effetti a catena, compromettendo anche i sistemi di trattamento e distribuzione dell’acqua.
Danni diretti a lungo termine
Gli inquinanti rilasciati dagli attacchi possono depositarsi nel suolo e nelle falde acquifere, con effetti transgenerazionali. Madani avverte che le emissioni di gas serra derivanti dalle operazioni militari e dagli incendi negli impianti fossili rappresentano uno degli impatti climatici più significativi.
“La maggior parte dei conflitti armati è alimentata dai gas serra”, osserva Ahmad Rafay Alam, avvocato ambientalista. Le operazioni militari distruggono anche ecosistemi e habitat naturali, danneggiando la biodiversità.
Impatto indiretto e governance ambientale
Le guerre paralizzano le politiche ambientali e la capacità di gestione dei governi. “Durante un conflitto la sopravvivenza diventa la priorità, e l’ambiente passa in secondo piano”, afferma Madani. Se la guerra dovesse riaccendersi, potrebbero verificarsi scenari simili alla guerra Iran-Iraq, con ingenti danni alle infrastrutture offshore e inquinamento da petrolio. L’Iran non è stato coinvolto in conflitti dal 1980, quindi la sua vulnerabilità ambientale in tempo di guerra è poco studiata. Gli effetti su suolo, acqua e salute pubblica restano in gran parte sconosciuti.
Mentre gli iraniani tentano di tornare alla normalità e ricostruire, l’ambiente rimane una preoccupazione secondaria. Tuttavia, comprendere e mitigare i danni ambientali della guerra è essenziale per il futuro. “Chiunque si preoccupi per l’ambiente dovrebbe anche preoccuparsi per la pace”, conclude Madani.
