Incendio devasta lo storico Grand Canyon Lodge: polemiche sulla gestione del Parco

Complice un’ondata di caldo, bassi livelli di umidità e forti raffiche di vento, il rogo è cresciuto rapidamente

Un devastante incendio, originatosi da un fulmine lo scorso 4 luglio, ha distrutto il Grand Canyon Lodge e oltre 70 strutture storiche lungo il North Rim del Grand Canyon, sollevando forti critiche sulla gestione dell’emergenza da parte del National Park Service. L’incendio, battezzato “Dragon Bravo”, è divampato in un’area remota e meno visitata del parco, dove tradizionalmente transita solo il 10% dei turisti annuali. All’inizio, le autorità avevano deciso di lasciare che il fuoco bruciasse per “ripulire” la vegetazione secca. Tuttavia, complice un’ondata di caldo, bassi livelli di umidità e forti raffiche di vento, il rogo è cresciuto rapidamente, passando da meno di mezzo km² a oltre 3,6 km² in un solo giorno.

Di fronte a questa escalation, venerdì scorso il Parco ha emesso un ordine di evacuazione immediata. Pochi giorni dopo, l’incendio ha distrutto completamente il Grand Canyon Lodge, l’unico albergo del North Rim, insieme a un centro visitatori, abitazioni per dipendenti e un impianto di trattamento delle acque reflue.

Il governatore dell’Arizona, Katie Hobbs, ha chiesto un’indagine federale per chiarire perché il National Park Service abbia inizialmente scelto di gestire l’incendio come una combustione controllata, nonostante il periodo più caldo e secco dell’estate. Anche i senatori statunitensi Mark Kelly e Ruben Gallego hanno scritto al Segretario degli Interni, Doug Burgum, chiedendo spiegazioni sulla gestione degli incendi federali alla luce di un recente ordine esecutivo che mira a unificare le forze antincendio del Paese.

Nel frattempo, l’incendio ha costretto alla chiusura per il resto dell’anno del North Rim. Escursionisti e turisti sono stati evacuati, mentre ai viaggiatori sul fiume Colorado è stato chiesto di evitare il celebre Phantom Ranch. Dal South Rim, molti visitatori hanno immortalato con foto le alte colonne di fumo nero che si alzavano sopra le pareti del canyon.

Le operazioni di spegnimento sono state ulteriormente complicate da una fuga di gas di cloro dall’impianto di trattamento dell’acqua distrutto, che ha costretto i pompieri a ritirarsi temporaneamente per sicurezza.

Il Dragon Bravo non è l’unico incendio attivo nella zona: anche il White Sage fire ha bruciato circa 199 km² senza essere contenuto. In tutto l’Ovest degli Stati Uniti, secondo il National Interagency Fire Center, sono attivi una trentina di incendi non ancora domati e altri 80 vengono gestiti per ridurre la vegetazione secca. Finora, da inizio anno, è andato in fumo circa 1 milione di ettari, poco sotto la media degli ultimi 10 anni.

Questo disastro riporta alla memoria altri casi controversi, come il devastante incendio Hermit’s Peak-Calf Canyon del 2022 in New Mexico, originato anch’esso da 2 incendi controllati sfuggiti al controllo, che hanno divorato oltre 1.370 km² di foreste e distrutto centinaia di abitazioni.

Il Grand Canyon Lodge, inaugurato nel 1928 e ricostruito nel 1937 dopo un incendio in cucina, era famoso per le sue imponenti travi di pino ponderosa e la grande facciata in pietra calcarea. Per molti visitatori era un simbolo di armonia tra uomo e natura.  Nonostante la distruzione, non sono stati segnalati feriti: tutti gli ospiti e i dipendenti sono stati evacuati in tempo grazie all’intervento dei ranger e della società Aramark, che gestiva la struttura.

Le prossime settimane saranno decisive per capire se l’incendio potrà essere finalmente contenuto e, soprattutto, se le autorità rivedranno le strategie di gestione dei roghi.