L’edizione 2025 del Tour de France, che tanto attendevano i tifosi per la sua storica conclusione sugli Champs-Élysées, si è chiusa in un’atmosfera tutt’altro che estiva. La capitale francese è stata investita da una pioggia battente che ha sorpreso tutti. Questo clima inusuale è il culmine di un luglio che ha visto l’intera Francia affrontare un’ondata di freddo e piogge incessanti, un contrasto che ha sconvolto la tradizionale stagione estiva. Oggi, il settimo giorno di pioggia su otto, i corridori hanno dovuto fare i conti con le difficoltà di una corsa che non ha nulla in comune con le classiche giornate torride a cui sono abituati.
L’aria fresca e umida ha messo alla prova la resistenza fisica degli atleti. Alcuni di loro, colpiti da problemi fisici, hanno dovuto ritirarsi dalla gara, colpiti da polmonite e malanni legati al freddo.
Il Tour condizionato dal meteo
Il percorso, tradizionalmente affrontato sotto il caldo sole estivo, è stato un vero e proprio campo di battaglia per i ciclisti. Le strade bagnate degli Champs-Élysées, solitamente teatro di trionfi solari, sono state testimoni di un finale che ha visto le squadre alle prese con strategie per evitare il più possibile i rischi legati all’asfalto scivoloso. Questa edizione del Tour de France entrerà nella storia non solo per le sue imprese ciclistiche ma anche per il meteo che ha stravolto ogni previsione.
La vittoria
Tadej Pogacar vince il Tour de France già a 50 km dal traguardo, grazie al tempo neutralizzato per evitare rischi di cadute agli uomini di classifica, subito dopo si toglie panni del freddo calcolatore che aveva indossato nelle ultime tappe, passa l’attacco con la potenza che tutti conoscono e prova a conquistare anche Parigi ma Wout Van Aert gli rovina i piani. L’ultima tappa del Tour è del belga della Visma Lease a Bike, e per una volta quella che era la passerella finale della corsa gialla si trasforma in una tappa vera. L’arrivo è in solitaria, 19″ dopo arriva Davide Ballerini (XDS Astana), subito dopo Matej Mohoric (Bahrain Victorious), solo quarto il fuoriclasse in giallo. Sesto posto per Matteo Trentin (Tudor Pro Cycling Team).
Lo sloveno attacca già dalla prima salita, delle tre complessive, di Montmartre: la testa è libera dopo la neutralizzazione del tempo di classifica generale, e ora può rischiare il tutto per tutto per prendere anche Parigi, e in maglia gialla. Il secondo attacco sulla ritrovata salita rende chiara la tattica: guizzo in ascesa, controllo in discesa e in piano, e nel frattempo Parigi viene sommersa dall’acquazzone. Tutto cambia ed è Van Aert a ribaltare quello che sembrava il solito copione dello sloveno che quando decide di vincere lo fa: attacca sull’ultima salita, e sul tratto più duro, ai piedi del Sacro Cuore e stacca la maglia gialla di sei secondi in poche centinaia di metri. Per i colori italiani l’unica soddisfazione da classifica è lo sprint finale vinto da Jonathan Milan che dimostra di meritare in pieno la maglia verde, terzo italiano dopo Bitossi e Petacchi a conquistarla.

