Negli ultimi giorni, un’ondata di caldo eccezionale sta investendo l’Europa, con picchi estremi che stanno facendo discutere cittadini e esperti. A colpire l’attenzione è stata un’immagine diffusa dall’ESA (Agenzia Spaziale Europea), che mostra le temperature superficiali rilevate dal satellite Sentinel-3 del programma Copernicus. Il dato che ha fatto scalpore è stato il record di 54°C a Siviglia, in Spagna, insieme ai 49°C registrati a Foggia e ai 45°C a Roma. Ma cosa significano davvero questi valori? E possiamo considerarli come la temperatura che percepiamo?
La risposta è sì, quei numeri sono reali, ma rappresentano la temperatura della superficie terrestre e non quella dell’aria. I satelliti, infatti, non misurano la temperatura dell’aria a due metri dal suolo — quella che leggiamo normalmente nei bollettini meteo — bensì il calore emesso dal suolo stesso. Questa temperatura è ottenuta analizzando la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, che spesso risulta molto più alta rispetto alla temperatura dell’aria.
Chi ha camminato su un marciapiede assolato sa bene che l’asfalto può diventare rovente, superando di diversi gradi la temperatura ambientale. Lo stesso accade sulle rocce, sui campi e nelle aree urbane. Ecco perché la temperatura superficiale può toccare valori elevatissimi, come i 54°C rilevati a Siviglia.

L’immagine dell’ESA è stata ottenuta il 29 giugno 2025 grazie a un mosaico di cinque passaggi orbitali del satellite Sentinel-3. Non sono state usate stazioni meteo fisiche a terra: i dati derivano dai sensori radiometrici del satellite che interpretano i raggi infrarossi emessi dalla superficie.
Questi valori non vanno sottovalutati. La temperatura superficiale è fondamentale per comprendere il rischio legato alle ondate di calore, all’evaporazione e alla formazione delle isole di calore urbane. Suoli surriscaldati possono danneggiare le colture, compromettere la qualità delle infrastrutture e aumentare drasticamente il rischio incendi.
Inoltre, superfici molto calde forniscono un’enorme quantità di energia all’aria sovrastante, favorendo la formazione di temporali violenti, celle convettive e persino grandinate improvvise. È per questo che conoscere e monitorare la temperatura superficiale diventa un indicatore prezioso per prevenire situazioni meteorologiche estreme.
Spesso si fa confusione tra la temperatura dell’aria e quella del suolo. La prima viene misurata a circa due metri dal suolo in condizioni standard, lontano da superfici che possano influenzare il dato. La seconda, invece, racconta il calore reale accumulato dalla terra, ed è utile per comprendere come il territorio reagisce al caldo estremo.
Il fatto che si siano raggiunti i 54°C a Siviglia è un segnale inequivocabile del riscaldamento in atto. Un dato che non deve essere interpretato come un valore dell’aria, ma come un campanello d’allarme sullo stato termico delle nostre superfici, con implicazioni dirette sulla vivibilità urbana e sulla sicurezza delle comunità.
Capire queste differenze è essenziale per una comunicazione corretta e responsabile. Solo così possiamo evitare allarmismi inutili, ma allo stesso tempo non sottovalutare l’urgenza di adottare misure di adattamento e mitigazione per affrontare ondate di calore sempre più frequenti.