Mentre il fronte freddo avanza deciso verso il medio-basso Adriatico, un altro protagonista silenzioso ma potentissimo si sta facendo sentire in queste ore: il Garbino. Questo vento di caduta, noto per la sua capacità di trasformare le pianure e le coste adriatiche in veri e propri forni a cielo aperto, sta regalando valori termici da record soprattutto in Abruzzo, Molise e Puglia.
Prima che l’aria più fresca riesca a prendere definitivamente il sopravvento, il cosiddetto prefrontale sta determinando un aumento improvviso e notevole delle temperature, accompagnato da raffiche di vento sostenuto. In Abruzzo, ad esempio, le temperature stanno toccando punte davvero impressionanti:
- +37°C a Francavilla al Mare (CH) e Giulianova (TE)
- +36°C a Pescara, San Giovanni Teatino (CH)
- +35°C a Chieti, Alba Adriatica (TE), Bellante (TE), Castelnuovo Vomano (TE), Città Sant’Angelo (PE), Montesilvano (PE), Morro D’Oro (TE), Tollo (CH)
- +34°C a Bussi sul Tirino (PE), Capestrano (AQ)
- +33°C a Lanciano (CH), Teramo
Anche in Molise e Puglia la situazione non è diversa:
- +35°C a Termoli (CB)
- +34°C a Ururi (CB)
- +37°C a Monopoli (BA)
- +36°C a Bisceglie (BAT), Polignano a Mare (BA)
- +35°C a Bari, Corato (BA), San Ferdinando di Puglia (BAT)

Ma perché il Garbino è in grado di provocare simili impennate termiche?
Il Garbino è un vento che nasce come Libeccio, cioè un flusso sud-occidentale che, dopo aver attraversato il Mar Tirreno, incontra la barriera naturale degli Appennini. Mentre l’aria sale lungo il versante occidentale, si raffredda e perde umidità sotto forma di pioggia o neve. Una volta superata la cresta appenninica, inizia la discesa sul versante orientale: qui l’aria, compressa dall’aumento della pressione atmosferica, si riscalda in modo molto rapido attraverso un processo chiamato compressione adiabatica.
Durante la discesa, l’aria si riscalda di circa 1°C ogni 100 metri, perdendo ulteriormente umidità e aumentando la sensazione di caldo secco e torrido. Ecco spiegato perché sulle coste adriatiche si registrano valori quasi da deserto, con picchi superiori ai +37°C anche in località normalmente miti.
Il ruolo dell’orografia
L’Abruzzo ad esempio, con la sua conformazione unica che vede l’Appennino innalzarsi a pochissimi chilometri dal mare, è una delle regioni più soggette a questo fenomeno. La vicinanza tra le montagne e la costa amplifica l’effetto Föhn, rendendo il Garbino un vento particolarmente violento e incisivo.
Il rapido aumento delle temperature, unito alla bassa umidità, favorisce anche condizioni di disagio fisico per la popolazione, peggiorando la qualità dell’aria e aumentando il rischio di incendi nelle aree collinari e montuose.
Impatti immediati
Oltre ai record termici, il Garbino è responsabile di raffiche di vento che possono superare anche i 60-70 km/h sulle zone più esposte, provocando danni a strutture leggere e vegetazione. Nei centri urbani, questo vento aumenta il disagio percepito e complica ulteriormente la gestione delle ondate di calore.
Le temperature così elevate in poche ore mettono in difficoltà anche il comparto agricolo, stressando le colture e riducendo la disponibilità di acqua nei terreni.
La tregua è vicina, ma non per tutti
Le attuali proiezioni confermano che il fronte freddo scenderà progressivamente, portando un abbassamento delle temperature anche di 10-12°C entro le prossime 24-36 ore. Tuttavia, prima di godere di un clima più fresco e respirabile, bisognerà affrontare questa ultima e intensa fiammata calda che colpirà le aree adriatiche con particolare violenza.
Conclusioni
Il Garbino non è un semplice vento caldo, ma un vero e proprio attore protagonista del meteo estivo adriatico. La sua capacità di far schizzare i termometri in poche ore è impressionante e rende l’Abruzzo e le regioni limitrofe uno dei laboratori naturali più interessanti per comprendere gli effetti estremi dei venti di caduta.
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