Meteo, ghiacciaio Ciardoney: persi 4 metri di neve in un mese per il caldo record

Perché il caldo estremo sta accelerando la fusione dei ghiacciai

Ci sono dati che parlano più di mille immagini, e quello che arriva dal ghiacciaio Ciardoney, nel cuore del Gran Paradiso, è uno di questi. In un solo mese, tra fine maggio e inizio luglio 2025, il ghiacciaio ha perso più di quattro metri di neve. Un crollo drammatico che racconta in modo crudo quanto sia stato estremo il caldo in quota durante questa prima parte d’estate.

Molti potrebbero pensare che, in fondo, “è estate, è normale faccia caldo”. Ma i numeri raccontano una realtà ben diversa. Il giugno 2025 è stato il più caldo mai registrato su queste aree alpine, superando perfino il famigerato giugno 2003. E questa volta il colpo è stato durissimo per i nostri ghiacciai.

Il ghiacciaio Ciardoney: un bilancio drammatico

Il 30 maggio, la Società Meteorologica Italiana ha effettuato i rilievi stagionali sul ghiacciaio Ciardoney, situato tra i 2.900 e i 3.200 metri, in Piemonte, vicino al confine con la Valle d’Aosta. I dati facevano ben sperare: lo spessore medio della neve era di 429 cm, il quinto valore più alto dal 2001, anno in cui sono iniziate le misurazioni sistematiche.

Ghiacciaio Ciardoney maggio 2025
Ghiacciaio Ciardoney maggio 2025 – foto da Meteo Valle d’Aosta

Purtroppo, le speranze sono state spazzate via. Dalla fine di maggio, un anticiclone africano ha dominato il Nord Italia, imponendo condizioni climatiche anomale e persistenti. Temperature elevate di giorno e di notte, uno zero termico costantemente oltre i 4.000 metri e assenza totale di rigelo notturno fino a 3.700 metri (e in alcuni casi anche a 4.000 metri) hanno reso la situazione insostenibile per il ghiacciaio.

La fusione accelerata e la scomparsa del manto nevoso

Il caldo estremo ha cancellato in poche settimane il vantaggio accumulato nei mesi freddi. Tra il 30 maggio e il 2 luglio, lo spessore medio della neve è passato da 430 cm a zero. Nella parte frontale, dove lo spessore arrivava anche a 500-550 cm, la perdita è stata ancora più grave: oltre 5 metri di neve scomparsi in appena un mese.

Questa situazione mette in discussione la convinzione che un buon innevamento invernale sia sufficiente per proteggere i ghiacciai. Oggi, la stagione calda inizia prima, termina più tardi, e le ondate di calore intense annullano in poche settimane mesi di accumulo nevoso.

Il mito della neve “salva ghiacciai”

Molti, osservando nevicate abbondanti in primavera, pensano: “Ottimo, questa neve salverà i ghiacciai durante l’estate”. Ma la realtà attuale è ben diversa. Con uno zero termico costantemente sopra i 4.000 metri e notti senza rigelo, anche grandi accumuli di neve non bastano più a fermare la fusione accelerata.

Il caso del Ciardoney ci dimostra che la protezione dei ghiacciai non può più contare solo sulla neve stagionale. Serve una strategia climatica di ampio respiro, perché ciò che avviene oggi non ha precedenti e non può più essere gestito con soluzioni “normali”.

Uno sguardo al futuro: prospettive allarmanti

Il Ciardoney non è un caso isolato: è un segnale di allarme per tutti i ghiacciai alpini. Con almeno altri due mesi di caldo davanti, la prospettiva è di un’ulteriore fusione, con impatti sulla disponibilità d’acqua, sugli ecosistemi alpini e sull’intero paesaggio.

Non possiamo più giustificare eventi simili con “è estate, è normale”. La nuova realtà è un’estate che divora neve e ghiaccio in modo inesorabile. Se vogliamo davvero preservare i ghiacciai, non basta sperare nelle nevicate di primavera: serve un cambio di rotta globale sul clima.