Negli ultimi anni, la narrazione meteorologica dell’estate italiana ha assunto sempre più i toni di un’emergenza continua. Espressioni come “ciclone africano” e “ondate di caldo” sono diventate di uso comune, contribuendo a diffondere ansia nella popolazione. In questi giorni, il Sud Italia è al centro delle cronache con titoli che parlano di “allerta caldo estremo” e previsioni che ipotizzano picchi fino a 48°C in Sicilia. I cittadini vengono invitati a prendere precauzioni, ma non tutti sono convinti che la comunicazione sia sempre equilibrata.
“Allarmismi ingiustificati”: la posizione di Sottocorona
Paolo Sottocorona, meteorologo di lungo corso, ha espresso la sua critica durante la trasmissione Coffee Break su La7, condotta da Andrea Pancani nella mattinata di martedì 22 luglio. “Sono cose folli, allarmismi ingiustificati”, ha dichiarato con fermezza, puntando il dito contro una gestione non omogenea delle rilevazioni delle temperature. Sottocorona ha spiegato che i dati registrati spesso non tengono conto di criteri standardizzati. “In Puglia e Sicilia hanno detto che nell’entroterra ci sono stati fino a 45 gradi. Il discorso è che in una località, in qualche punto, ci possono essere dei picchi di calore. Però se sei su un terreno arido e vai a misurare la temperatura, è chiaro che non è quella di riferimento. Vanno misurate nella stessa maniera”.
Secondo l’esperto, per avere un quadro realistico del caldo bisogna adottare metodi di misurazione uniformi. Con una metafora efficace, ha sottolineato: “se vi chiedo che temperatura c’è nella vostra cucina, che rispondete? 25°C, 28°C o 32°C? Nel freezer ci sono -18°C, nell’acqua che bolle 100°C, la fiamma arriva a 300°C. Ma qual è la temperatura della cucina? Non basta prendere un dato a caso, va definito un criterio. La prendo al centro della stanza, lontano dalle finestre, lontano dal fuoco? Se non si fa così anche con le temperature dell’aria, spariamo le cose più folli”.
Sottocorona ha concluso con un tono deciso: “mi dovete perdonare, ma quando ci vuole, ci vuole”. Un richiamo alla prudenza comunicativa e alla necessità di basare le informazioni su rilevazioni scientificamente corrette per non alimentare un “corto circuito informativo” che genera più paura che consapevolezza.
