Nanoplastiche nell’Oceano Atlantico: un pericolo invisibile per la vita marina

Concentrazioni elevate rilevate nelle acque superficiali e costiere del Nord Atlantico: la portata del fenomeno è stata sottostimata?

La plastica negli oceani è da decenni un’emergenza ambientale globale. Tuttavia, la nostra attenzione si è concentrata perlopiù su macroplastiche e microplastiche, trascurando le particelle più piccole: le nanoplastiche. Secondo un recente studio pubblicato su Nature da Dušan Materić e colleghi, le nanoplastiche – particelle inferiori a 1 micrometro – rappresentano una frazione predominante della plastica presente nei mari e potrebbero costituire una minaccia particolarmente grave per gli ecosistemi marini. Attraverso una campagna oceanografica condotta a bordo della nave RV Pelagia nel 2020, i ricercatori hanno raccolto campioni di acqua a diverse profondità in 12 stazioni disposte lungo un transect che attraversa l’Atlantico settentrionale, dal gyre subtropicale fino alla piattaforma continentale europea.

I risultati sono sorprendenti:

  • Nei primi 10 metri di profondità (mixed layer), la concentrazione media di nanoplastiche è di 18,1 mg/m³.
  • Vicino alle coste europee, la concentrazione sale a 25 mg/m³, mentre nei fondali oceanici scende a 5,5 mg/m³.
  • Materić e colleghi stimano che la massa totale di nanoplastiche nei primi 10 metri del Nord Atlantico ammonti a circa 27 milioni di tonnellate, un valore pari o superiore alle stime precedenti per macro e microplastiche presenti in tutti gli oceani.

Origini e diffusione delle nanoplastiche

Le nanoplastiche derivano principalmente dalla degradazione fisica, chimica e biologica di frammenti plastici più grandi, sotto l’azione di onde, radiazioni UV e microrganismi. Queste particelle possono inoltre entrare negli oceani tramite:

  • scarichi fluviali e urbani;
  • deposizione atmosferica di micro e nanoplastiche;
  • rifiuti plastici marittimi e costieri.

La distribuzione verticale osservata nello studio rivela concentrazioni più alte nello strato superficiale e una diminuzione progressiva con la profondità. Questo andamento è influenzato da fenomeni di miscelazione superficiale, sedimentazione di “marine snow” (aggregati organici che trasportano nanoplastiche in profondità) e processi di rimescolamento sedimentario vicino al fondale.

Un rischio per la fauna marina

Le dimensioni microscopiche consentono alle nanoplastiche di attraversare barriere biologiche, accumularsi nei tessuti e interferire con processi fisiologici di pesci, invertebrati e persino organismi filtratori come i molluschi. La loro capacità di bioaccumulo e di trasporto di inquinanti chimici secondari le rende un pericolo più subdolo e potenzialmente più letale rispetto alle macroplastiche.

Metodologia innovativa e limiti dello studio

Per analizzare le concentrazioni di nanoplastiche, il team ha utilizzato la spettrometria di massa a trasferimento di protoni con desorbimento termico (TD-PTR-MS). Questo approccio consente di identificare polimeri come PET, PVC e PS, ma ha rivelato difficoltà nel rilevare polietilene (PE) e polipropilene (PP), nonostante siano i polimeri più abbondanti a livello globale. Le cause potrebbero includere alterazioni chimiche dei materiali o limiti di rilevabilità della strumentazione.

Implicazioni e prospettive future

Lo studio evidenzia che le nanoplastiche potrebbero rappresentare la frazione più consistente del bilancio plastico marino. Di conseguenza, la quantità totale di plastica dispersa negli oceani potrebbe essere ampiamente sottostimata. La comprensione dei percorsi di formazione, distribuzione e impatti ecotossicologici delle nanoplastiche sarà cruciale per sviluppare politiche efficaci di mitigazione e per valutare i rischi per la salute umana, considerando la possibilità di trasferimento di queste particelle lungo la catena alimentare.

La ricerca di Materić e colleghi porta alla luce una minaccia invisibile ma pervasiva: le nanoplastiche sono ovunque nell’Atlantico e probabilmente in tutti gli oceani. L’urgenza di affrontare l’inquinamento da plastica non riguarda solo la raccolta di bottiglie o reti da pesca, ma richiede un approccio sistemico per prevenire la formazione di queste particelle fin dall’origine.