Una scoperta sorprendente nel Mare del Nord al largo della Norvegia sta mettendo in discussione le attuali conoscenze sui processi geologici fondamentali. Gli scienziati hanno individuato enormi cumuli di sabbia sotto il fondale marino, la cui formazione sembra sfidare le convenzioni geologiche, suggerendo un meccanismo finora inosservato su tale scala.
“Sinkites” e “Floatites”: un fenomeno geologico inatteso
Utilizzando un set di dati sismici tridimensionali che copre la parte settentrionale del Mare del Nord, insieme a campioni di roccia, i ricercatori hanno analizzato questi cumuli e le regioni circostanti. Hanno scoperto che le strutture erano circondate da un “limo” più antico e a bassa densità, composto in gran parte da resti fossili di antichi microrganismi. La vera sorpresa è arrivata quando si è riscontrato che i cumuli erano chimicamente simili a sabbie più giovani trovate in strati geologici successivi. In alcune aree, i cumuli erano addirittura collegati a queste sabbie tramite fratture nella roccia.
Questa evidenza suggerisce un processo inaspettato: i cumuli sono composti da sabbie più giovani che sono affondate al di sotto del limo più vecchio e leggero. Questo fenomeno ha sconvolto la sequenza attesa nel record geologico, dove solitamente gli strati di roccia più antichi si trovano a maggiori profondità rispetto ai sedimenti più giovani.
“Questa scoperta rivela un processo geologico che non avevamo mai visto prima su questa scala“, ha dichiarato Mads Huuse, geofisico dell’Università di Manchester e co-autore dello studio. “Abbiamo trovato strutture dove la sabbia densa è affondata in sedimenti più leggeri che sono fluttuati verso l’alto, di fatto capovolgendo gli strati convenzionali che ci aspetteremmo di vedere e creando enormi cumuli sotto il mare“.
Terremoti e pressione: i catalizzatori di un “fluido” sorprendente
I ricercatori ipotizzano che terremoti o cambiamenti di pressione possano aver indotto le sabbie a comportarsi come un fluido, permettendo loro di scorrere attraverso le fratture nel fondale marino e di scivolare sotto le sezioni più rigide del limo. Questi grandi cumuli affondanti sono stati soprannominati “sinkites”, mentre le “zattere” di limo, spinte verso l’alto, sono state chiamate “floatites”.
“Questa ricerca mostra come fluidi e sedimenti possano muoversi nella crosta terrestre in modi inaspettati“, ha aggiunto Huuse. La comprensione di questi movimenti è cruciale, specialmente considerando che il team aveva inizialmente studiato queste formazioni come possibili siti di stoccaggio dell’anidride carbonica.
Implicazioni per la cattura e lo stoccaggio del carbonio
Prima di intraprendere qualsiasi sforzo di stoccaggio del carbonio in questa regione, è fondamentale comprendere appieno la capacità e la sicurezza dell’area nel trattenere il carbonio.
“Capire come si sono formate queste sinkites potrebbe cambiare significativamente il modo in cui valutiamo i serbatoi sotterranei, la sigillatura e la migrazione dei fluidi, tutti elementi vitali per la cattura e lo stoccaggio del carbonio“, ha concluso Huuse. Questa scoperta non solo riscrive parte dei libri di testo geologici, ma apre anche nuove prospettive per la gestione delle sfide ambientali future.
