Tsunami, cos’è e perché si forma

Sebbene i terremoti siano la causa più frequente, esistono anche altri fenomeni capaci di generare tsunami

Gli tsunami sono onde marine di enorme potenza che possono colpire improvvisamente le coste, come accaduto oggi ai Paesi affacciati sul Pacifico dopo il terremoto magnitudo 8.8 al largo della Kamchatka. Nella maggior parte dei casi, queste onde sono causate da terremoti sottomarini che deformano improvvisamente il fondale oceanico, spostando enormi masse d’acqua. Inizialmente, le onde generate sono poco visibili in mare aperto: sono molto distanziate tra loro e coinvolgono la colonna d’acqua in profondità, a differenza delle normali onde superficiali.

Quando però lo tsunami si avvicina alle coste, il fondale si alza e l’onda rallenta. Questo processo concentra l’energia e provoca l’aumento dell’altezza dell’onda, che può superare i 20 metri. Nonostante la distanza percorsa, durante la propagazione l’onda perde pochissima energia, riuscendo a raggiungere coste lontane migliaia di chilometri. Un esempio storico è quello del 1960, quando un terremoto di magnitudo 9.5 in Cile generò uno tsunami devastante che arrivò fino in Giappone.

Non solo terremoti: altre cause degli tsunami

Sebbene i terremoti siano la causa più frequente, esistono anche altri fenomeni capaci di generare tsunami. Tra questi, le valanghe sottomarine, come avvenuto nel 1998 in Papua Nuova Guinea provocando oltre 2milavittime, e le eruzioni vulcaniche, come quella del Krakatoa nel 1883, che causò la morte di circa 36.400 persone. Anche la caduta di un asteroide in mare potrebbe innescare onde distruttive, così come particolari fenomeni meteorologici che generano depressioni e venti violenti.

Prevenzione e memoria storica

Gli tsunami hanno lasciato segni drammatici nella storia recente: nel 2004, un terremoto di magnitudo pari a circa 23.000 bombe di Hiroshima scatenò un maremoto che causò oltre 220.000 vittime in Sud-Est asiatico. Nel 2011, il Giappone subì un’altra tragedia con circa 20.000 morti. Anche il Mediterraneo non è immune: nel 365 d.C., un forte maremoto colpì Alessandria d’Egitto, come raccontò lo storico Ammiano Marcellino.