Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che aumenta le tariffe d’ingresso ai parchi nazionali per i visitatori stranieri, giustificando la misura con la necessità di finanziare progetti di conservazione e manutenzione. Tuttavia, la decisione arriva mentre la sua amministrazione propone tagli al bilancio del National Park Service per oltre un miliardo di dollari, pari a una riduzione superiore al 30%.
Secondo la Casa Bianca, i fondi raccolti dagli aumenti – di cui non è stata ancora specificata l’entità – serviranno a sostenere lavori urgenti nei 433 siti gestiti dal servizio parchi. Solo circa cento di questi, però, applicano attualmente un biglietto d’ingresso. L’ordine prevede anche che i cittadini statunitensi abbiano la priorità nei sistemi di prenotazione, in quanto già contribuenti attraverso le tasse federali.
Le nuove misure arrivano in un contesto critico: il personale permanente è calato del 24% dal 2017, e solo poco più della metà dei lavoratori stagionali promessi per l’estate 2025 è stata assunta. Questa carenza ha già portato a chiusure parziali e ritardi nei soccorsi in parchi simbolo come Yosemite e Big Bend. Eppure, la passione per i parchi resta forte: nel 2024 si è toccato un record di 331 milioni di visitatori.
