Con l’aumento delle temperature globali e la crescente frequenza delle ondate di calore, le città europee stanno diventando sempre più vulnerabili ai rischi climatici. Le aree urbane, come Roma e Milano, sono tra i principali hotspot di rischio, dove i più vulnerabili sopportano le disuguaglianze nell’accesso ai sistemi di raffreddamento. Le ricerche del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici) evidenziano la necessità di adattarsi alle ondate di calore non solo con dati e tecnologie, ma anche con politiche giuste e lungimiranti.
L’effetto del caldo sul lavoro
Le ondate di calore non solo mettono a rischio la salute delle persone, ma influenzano anche la produttività lavorativa. Ogni anno, oltre 2,4 miliardi di lavoratori globalmente sono esposti a temperature eccessive. I settori più vulnerabili, come l’agricoltura e l’edilizia, sono destinati a subire perdite significative, con un calo della produttività e della forza lavoro. Si stima che, entro la fine del secolo, il PIL globale possa diminuire del 5,9% nell’Asia meridionale e del 3,6% in Africa a causa degli effetti delle ondate di calore sul lavoro. Nonostante questi impatti, molti paesi, tra cui l’Italia, non hanno ancora leggi che regolamentano la temperatura massima di lavoro, lasciando i lavoratori senza una protezione adeguata contro il calore estremo.
Povertà da raffreddamento e disuguaglianze
Un altro problema crescente è la “povertà da raffreddamento”, che si riferisce alla difficoltà delle famiglie a basso reddito nell’accedere a sistemi di raffreddamento. Il possesso di un condizionatore d’aria, infatti, aumenta il consumo di elettricità domestica del 36% in media, con un impatto più marcato nei paesi in via di sviluppo. Nei paesi africani, solo il 9-15% delle famiglie ha accesso all’aria condizionata, molto al di sotto della media globale. Questo fenomeno crea un circolo vizioso in cui le famiglie più povere sono costrette a spendere una parte significativa del loro reddito per raffreddare la casa, aggravando la disuguaglianza economica.
Il riscaldamento delle città e l’effetto isola di calore urbana
Le città stanno diventando più calde, con ondate di calore che colpiscono in modo sproporzionato i quartieri più vulnerabili, come quelli abitati da anziani, persone a basso reddito e gruppi marginalizzati. Questo fenomeno, noto come effetto isola di calore urbana (UHI), si verifica quando le aree urbane diventano significativamente più calde rispetto alle zone rurali circostanti. Le città possono essere fino a 9°C più calde rispetto alle aree vegetate, a causa di materiali che assorbono il calore, come metallo, cemento e mattoni, e della carenza di spazi verdi.
Come si sta adattando l’Europa al caldo estremo?
L’adattamento alle ondate di calore in Europa sta procedendo a ritmi differenti. I piani nazionali di adattamento evidenziano misure come i sistemi di allerta precoce, la mappatura dei rischi e la sensibilizzazione pubblica, ma le soluzioni strutturali sono ancora più comuni di quelle basate sulla natura, come la creazione di spazi verdi urbani. Le città stanno implementando modelli di adattamento al clima per ridurre l’effetto delle isole di calore, come la piantumazione di alberi o l’uso di materiali riflettenti per le pavimentazioni. In alcune città italiane, come Brescia e Sassari, sono stati effettuati studi per identificare le zone vulnerabili e le potenziali “zone rifugio” come spazi pubblici con aria condizionata o parchi facilmente accessibili.
La necessità di un’azione urgente
Nonostante i progressi, è urgente rafforzare le politiche di adattamento in tutta Europa. L’implementazione rapida di misure di adattamento è essenziale per proteggere le persone vulnerabili e costruire città resilienti. Il CMCC sottolinea l’importanza di unire scienza e politica per sviluppare soluzioni che siano efficaci, eque e basate su dati scientifici, per affrontare le sfide del cambiamento climatico e ridurre i rischi legati al caldo estremo.
