Cannibalismo preistorico nelle comunità agricole: il caso della Cueva del Mirador | FOTO e VIDEO

Nuove scoperte sui resti umani e le loro modificazioni culturali rivelano un episodio di cannibalismo nella Spagna neolitica
Immagine a scopo illustrativo realizzata con l'Intelligenza Artificiale © MeteoWeb
Lavori di scavo archeologico nel sito di El Mirador.Credito: Maria D. Guillén / IPHES-CERCA
Lavori di scavo archeologico nel sito di El Mirador.Credito: Maria D. Guillén / IPHES-CERCA
Da sinistra a destra: Palmira Saladié, Antonio Rodríguez-Hidalgo e Francesc Marginedas, autori principali dello studio. Credito: IPHES-CERCA
Segni di taglio su un osso del piede di El Mirador.Credito: IPHES-CERCA
Mascella umana cannibalizzata dalla grotta di El Mirador.Credito: IPHES-CERCA
Ossa degli arti frammentate e cannibalizzate provenienti da El Mirador.Credito: IPHES-CERCA
Femore umano di neonato ritrovato a El Mirador, con segni di percussione per l'estrazione del midollo.Credito: IPHES-CERCA

Il recente studio pubblicato su Scientific Reports ha riportato nuove scoperte che offrono un ulteriore contributo alla comprensione delle pratiche di cannibalismo preistorico in Spagna, specificamente nel sito archeologico della Cueva del Mirador, situata nella Sierra de Atapuerca. I resti umani analizzati, datati tra i 5709 e i 5573 anni fa, presentano segni di modificazioni post-mortem, tra cui bruciature, segni di macellazione e possibili morsi umani, suggerendo che queste ossa siano state manipolate dopo la morte. L’indagine ha esaminato 650 frammenti ossei di almeno 11 individui provenienti da due aree distinte della caverna.

Di questi, 239 hanno mostrato segni evidenti di macellazione, che potrebbero indicare un processo intenzionale di preparazione della carne. I segni più evidenti includono incisioni, graffi e fratture dei resti, con tracce di bruciature che potrebbero essere state causate da esposizione al fuoco, forse associata a rituali o atti di consumazione delle carni umane.

Un contesto di conflitto e tensioni sociali

I ricercatori suggeriscono che questo episodio di cannibalismo non fosse legato a un periodo di carestia, ma piuttosto potrebbe essere il risultato di conflitti tra gruppi. Sebbene i resti esaminati non mostrino segni evidenti di traumi mortali pre-mortem, i segni di macellazione e la presenza di bambini, adolescenti e adulti tra le vittime potrebbero indicare un massacro intergruppo, tipico delle dinamiche violente che caratterizzavano le comunità neolitiche.

Un altro elemento interessante riguarda l’analisi isotopica del rapporto 87Sr/86Sr, che suggerisce che le vittime di questo episodio di cannibalismo fossero di origine locale, rafforzando l’idea che le vittime fossero membri di un gruppo rivale o di una comunità esterna. Queste scoperte si inseriscono in un contesto più ampio di violenza intergruppo che ha caratterizzato molte delle prime società agricole in Europa, segnalando un periodo di profonda instabilità sociale e culturale.

Implicazioni per la comprensione dei comportamenti preistorici

Questo studio rappresenta un avanzamento significativo nel campo dell’archeologia preistorica, contribuendo a chiarire le pratiche funerarie e le dinamiche sociali del Neolitico. Sebbene il cannibalismo in tempi preistorici venga generalmente associato a rituali funebri o a periodi di grande stress ambientale, le evidenze provenienti dalla Cueva del Mirador suggeriscono che tali atti potessero anche essere legati a conflitti violenti, portando a interpretazioni più complesse riguardo ai motivi alla base del consumo di carne umana.

La ricerca pone l’accento sulla necessità di considerare variabili culturali, sociali e ambientali per comprendere appieno la natura di queste pratiche e il loro impatto sulle comunità dell’epoca. La Cueva del Mirador, con i suoi straordinari ritrovamenti, continua a essere un luogo cruciale per lo studio delle dinamiche di violenza e delle pratiche funerarie nel tardo Neolitico europeo. Le scoperte recenti supportano l’idea che il cannibalismo preistorico possa essere stato una pratica legata a conflitti e violenze, piuttosto che a situazioni di pura necessità, e aprono nuovi orizzonti nella comprensione della vita e della morte nelle prime comunità agricole della Penisola Iberica.

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