Il parassita che penetra nella pelle senza dolore: la scoperta sul verme responsabile della schistosomiasi

Uno studio della Tulane School of Medicine rivela come Schistosoma mansoni riesca a eludere il dolore e il sistema immunitario umano, aprendo nuove prospettive per terapie antidolorifiche e anti-infiammatorie

Schistosoma mansoni, un trematode lungo fino a 17 millimetri, riesce a insinuarsi nell’organismo umano senza provocare alcun segnale evidente. Questo parassita, noto anche come “verme del sangue”, è la causa della schistosomiasi intestinale, una malattia cronica che ogni anno uccide centinaia di migliaia di persone. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2021 erano oltre 251 milioni le persone infette, soprattutto in Africa, America Latina, Caraibi e Medio Oriente. L’infezione avviene attraverso il contatto con acque dolci contaminate, durante attività quotidiane come nuotare, lavare i panni o pescare. Le larve, sviluppatesi in lumache infettate da uova contenute nelle feci umane, penetrano nella pelle e si diffondono nell’organismo, rilasciando migliaia di uova che possono raggiungere organi vitali.

La ricerca: come il parassita inganna il corpo umano

Un nuovo studio condotto su topi dai ricercatori della Tulane School of Medicine ha spiegato perché questo verme non provoca dolore né prurito al momento della penetrazione cutanea. I risultati, pubblicati su The Journal of Immunology, mostrano che il parassita riduce l’attività di TRPV1+, una proteina che normalmente invia al cervello segnali di calore, dolore o prurito.

Questa capacità permette al verme non solo di non essere percepito dall’ospite, ma anche di sfuggire alle prime difese del sistema immunitario, a differenza di altri agenti infettivi che provocano irritazioni o infiammazioni cutanee. Secondo il professor De’Broski R. Herbert, autore principale dello studio, lo studio di queste molecole potrebbe portare allo sviluppo di nuove terapie antidolorifiche non basate su oppioidi, oltre a farmaci in grado di ridurre la gravità della schistosomiasi o di altre malattie infiammatorie dolorose.

Un rischio sanitario in crescita anche in Europa

Oltre alle zone endemiche africane e sudamericane, la schistosomiasi si sta diffondendo anche in Europa. Negli ultimi anni sono stati segnalati focolai in laghi e fiumi di Spagna, Portogallo e Francia, complice il cambiamento climatico che rende le acque più favorevoli alla sopravvivenza delle lumache ospiti.

Nel Regno Unito, i casi sono in aumento: nel 2022 ne sono stati registrati 123, più del doppio rispetto all’anno precedente. Secondo Bonnie Webster, ricercatrice al Natural History Museum, i primi focolai europei sarebbero stati introdotti da viaggiatori provenienti dall’Africa, in particolare dal Senegal. Una volta che una lumaca è infetta, l’intera popolazione locale può diventare un serbatoio del parassita, con conseguente contagio di intere comunità umane.

Sintomi, diagnosi e cure disponibili

La malattia, nota anche come “febbre delle lumache” o bilharziosi, può manifestarsi inizialmente con eruzioni cutanee pruriginose (“swimmer’s itch”), febbre, tosse, diarrea, dolori muscolari e addominali. Non sono i vermi a causare direttamente i sintomi, ma la reazione dell’organismo al rilascio massivo delle uova. Nei casi gravi, l’infezione può portare a infertilità, cecità, danni agli organi e persino tumori alla vescica.

Il trattamento consiste in un farmaco chiamato praziquantel, che elimina i vermi adulti. La prevenzione resta però fondamentale: evitare di fare il bagno o immergersi in acque dolci potenzialmente contaminate, mentre il rischio è nullo in mare o nelle piscine clorate.