Nel recente documento “A Critical Review of Impacts of Greenhouse
Gas Emissions on the U.S. Climate” (luglio 2025), pubblicato nell’ambito di una revisione critica degli impatti delle emissioni di gas serra sul clima degli Stati Uniti, emergono numerose citazioni ai lavori del Prof. Nicola Scafetta (Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e delle Georisorse, Università degli Studi di Napoli Federico II). Queste citazioni non sono marginali: al contrario, servono da supporto teorico e statistico a una parte importante dell’analisi proposta.
Perché il documento cita il prof. Scafetta
Le citazioni riguardano principalmente i contributi del Prof. Scafetta che si concentrano sul ruolo della variabilità naturale del clima e sulle influenze astronomiche e solari come possibili fattori determinanti delle oscillazioni climatiche su scala decennale e secolare. In particolare:
- Il documento richiama Scafetta (2021) per sostenere che una parte rilevante del riscaldamento osservato nella seconda metà del XX secolo potrebbe essere spiegata da variabilità interna naturale, legata a fenomeni come il Great Pacific Climate Shift del 1976 e la Pacific Decadal Oscillation;
- Viene citato Scafetta (2013) per discutere la possibilità che i modelli climatici CMIP5 non riescano a catturare correttamente certe oscillazioni multi-decennali perché trascurano i cicli astronomici;
- In un altro passaggio, il documento menziona lo studio Scafetta et al. (2019) sul problema del “ACRIM gap”, un’interruzione nei dati satellitari sulla radiazione solare totale che ha influenzato la stima della forzante solare: un elemento cruciale per chi ritiene che le variazioni solari possano aver contribuito significativamente al riscaldamento recente.
Le citazioni
Le citazioni del lavoro del prof. Scafetta vengono usate in 2 modi principali:
- Come evidenza quantitativa per stimare quanta parte del riscaldamento recente potrebbe essere attribuita a fattori naturali piuttosto e non antropogenici;
- Per contestualizzare criticamente i limiti dei modelli climatici attualmente adottati dal IPCC, evidenziando la necessità di considerare meglio i cicli astronomici e solari.
Un approccio alternativo
Il documento valorizza il lavoro del Prof. Scafetta per proporre un approccio che non nega l’influenza umana sul clima, ma che sottolinea come la stima di questa influenza potrebbe essere sovrastimata se non si tiene conto in modo adeguato della variabilità naturale multidecadale e delle forzanti astronomiche. In particolare, la revisione critica argomenta che 40% o più del riscaldamento nella seconda metà del Novecento potrebbe derivare da cause naturali (anche grazie alle analisi citate di Scafetta).
Questa prospettiva si inserisce in un più ampio dibattito scientifico sulla robustezza dei metodi di attribution (come l’optimal fingerprinting), sostenendo che trascurare la complessità dei cicli naturali può portare a conclusioni distorte.
Il dibattito scientifico e politico
La presenza così frequente e centrale dei lavori di Nicola Scafetta in questo rapporto delinea chiaramente quanto il suo approccio – basato su cicli astronomici, variabilità naturale e revisione critica dei modelli – stia influenzando una parte del dibattito scientifico e politico, soprattutto negli Stati Uniti, sul peso reale delle emissioni antropogeniche rispetto ai cambiamenti climatici osservati.
