Nella notte del 24 agosto 2016, alle 03:36, una violenta scossa di terremoto magnitudo 6.0 devastò il Centro Italia, radendo al suolo Amatrice e Accumoli, nel Lazio, e colpendo duramente borghi di Marche, Abruzzo e Umbria. Il bilancio fu drammatico: 299 morti, migliaia di feriti, decine di migliaia di sfollati. Solo ad Amatrice persero la vita 239 persone, altre 11 ad Accumoli. I danni agli edifici ammontarono a circa 28 miliardi di euro, paralizzando anche centinaia di imprese.
Quel 24 agosto iniziò una delle più importanti sequenze sismiche che ha colpito il territorio nazionale in questo secolo. La sequenza, detta “di Amatrice-Visso-Norcia” per l’estensione territoriale delle faglie attivate da quella notte, è stata particolarmente funesta, coinvolgendo un’area di circa 8mila km quadrati, 140 Comuni e circa 600mila persone. L’Italia, per sua natura, è un territorio dove i terremoti sono un elemento naturale che si interseca imprescindibilmente con la storia delle società locali.
Il 26 e il 30 ottobre nuove forti scosse interessarono il confine tra Umbria e Marche. Quella del 30 ottobre, di magnitudo 6.5, fu la più potente registrata in Italia negli ultimi 30 anni: fortunatamente non provocò vittime, ma aggravò il numero degli sfollati e le distruzioni.
Il sistema di soccorso, già duramente provato, dovette affrontare un’ulteriore emergenza il 18 gennaio 2017, quando 4 scosse superiori a magnitudo 5 colpirono Lazio e Abruzzo. Nello stesso giorno, una slavina travolse l’Hotel Rigopiano, alle pendici del Gran Sasso: 29 le vittime, 11 i sopravvissuti estratti dopo 8 giorni di ricerche.
