Tragedia sul Pobeda Peak, non dà segni di vita l’alpinista russa ferita: la situazione

Le possibilità di salvare Natalia Nagovitsina, l'alpinista russa bloccata a oltre 7mila metri sul Pobeda Peak da oltre una settimana, sono estremamente basse

L’alpinista russa Natalia Nagovitsina non dà segni di vita, dopo più di una settimana in attesa dei soccorsi a più di 7mila metri di altitudine, sul Pobeda Peak (Picco della Vittoria) in Kirghizistan, dove è rimasta bloccata con una gamba rotta, senza cibo e quasi senza acqua, rende noto il canale Telegram russo Shot. Le possibilità di salvarla sono estremamente basse, ha commentato il vicepresidente della Commissione per l’alpinismo russa, Aleksandr Piatnitsin. A causa delle pessime condizioni meteo, gli elicotteri dei soccorritori non sono finora riusciti a raggiungerla e ci vorranno ancora almeno due giorni perché riesca a farlo la squadra che sta arrivando a piedi.

L’alpinista italiano Luca Sinigaglia è morto in quota dopo aver cercato di soccorrerla dopo che l’accompagnatore di Nagovitsina era sceso al campo base per chiedere aiuto, come scrive Ura.ru. Insieme a un compagno, Sinigaglia ha provato a far scendere Natalia, avvolta in un sacco a pelo, per rimanere poi a sua volta bloccato in altitudine per la notte a causa del peggioramento delle condizioni meteo. Nella notte è morto probabilmente per un edema cerebrale.

La ricostruzione

Secondo una precedente ricostruzione di VFocuse, Nagovitsina – che ha 47 anni, vive a Mosca dove lavora presso la Commissione elettorale – avrebbe fatto parte di un gruppo insieme a Luca Sinigaglia, a un tedesco, Gunther, e a una guida improvvisata, senza requisiti, Roman. Luca Sinigaglia e Gunther avrebbero lasciato indietro gli altri due. A causa di una caduta della guida, che se l’è cavata con lievi contusioni, era caduta anche Natalia. La guida è quindi andata avanti per chiedere aiuto agli altri due alpinisti che nel frattempo si trovavano al campo base.

I due sono tornati nel punto in cui era caduta la loro compagna, portandole un sacco a pelo, gas, acqua e cibo, e poi sono tornati al campo a una altitudine di 6.900 metri, dove, quella stessa notte, Sinigaglia sarebbe morto per un edema cerebrale.

La situazione è grave e non c’è alcuna possibilità di soccorso, anche se i ragazzi ci stanno provando. Le persone che scalano lì mettono la propria vita in grave pericolo. Uno straniero che è accorso in suo aiuto è morto, due persone sono tornate indietro“, ha riferito all’agenzia Tass il direttore della Commissione per l’alpinismo della Federazione Russa, Alexander Yakovenko.

I soccorsi sono difficili

Il ‘Pobeda’ ha una altitudine di 7.439 metri. Nagovitsina è caduta il 12 agosto scorso mentre scendeva dalla vetta. La temperatura in vetta è di circa -23°C. Ci sono quindi già stati due tentativi, senza successo, di salvare la scalatrice russa.

Il Ministero delle Situazioni di Emergenza e il Ministero della Difesa del Kirghizistan avevano confermato nei giorni scorsi l’avvio delle operazioni di soccorso, ostacolate tuttavia dalle pessime condizioni meteo, con nevicate intense e visibilità nulla. Il maltempo, oltre che la stanchezza degli alpinisti coinvolti, ha ostacolato la discesa, nel primo tentativo.

Nel successivo tentativo di salvare l’alpinista russa il 16 agosto, secondo quanto riportato dal dipartimento, l’elicottero con a bordo un gruppo di soccorritori è entrato in una zona di turbolenza ed è atterrato bruscamente. Il capitano dell’equipaggio e i soccorritori di un’agenzia di viaggi privata sono rimasti feriti e sono stati evacuati con un secondo elicottero, per poi essere trasportati in ospedale.

Il Ministero delle Situazioni di Emergenza del Kirghizistan aveva dichiarato che il successivo tentativo di salvataggio era fissato per la giornata di ieri. Secondo la giornalista Anna Piunova, direttrice del sito mountain.ru, che dai suoi social sta seguendo giorno per giorno la vicenda, oggi un team di ricerca composto da quattro persone ha raggiunto quota 5.800 e grazie a previsioni del tempo favorevoli punta a salire per domani a quota 6.400. È una corsa contro il tempo: secondo Piunova, mai un alpinista infortunato è stato salvato a questa quota sul Pobeda Peak.