Un approccio integrato per la rimozione naturale della CO₂: dal degrado delle rocce ai fondali oceanici

Focus sui meccanismi che agiscono come "aspirapolvere di CO₂"

Un team internazionale di geologi ha pubblicato un articolo su Nature Geoscience proponendo una nuova visione della rimozione naturale di anidride carbonica (CO₂) dall’atmosfera. Tradizionalmente, i meccanismi che agiscono come “aspirapolvere di CO₂” erano studiati in modo isolato, senza considerare le loro interazioni. La nuova ricerca, invece, introduce il concetto di continuum di degradazione atmosferica, fornendo un quadro più completo su come i vari processi, dalle cime montuose ai fondali marini, siano interconnessi.

L’efficienza di questo sistema naturale è influenzata dal tipo di roccia che si erodono e dalle reazioni chimiche che le trasformano in terreni e sedimenti. Gerrit Trapp-Muller, autore principale dello studio, spiega che i flussi di CO₂ sulla terraferma e negli oceani sono strettamente correlati, influenzando l’efficacia complessiva del sistema. In passato, i ricercatori erano perplessi dal fatto che l’efficienza di questi “aspirapolvere” naturali fosse variata notevolmente, e il nuovo modello potrebbe spiegare questi cambiamenti.

Tuttavia, il sistema presenta delle complessità. Se l’oceano è già saturo di CO₂, può persino iniziare a rilasciarla nuovamente nell’atmosfera, riducendo l’efficacia del processo. I ricercatori sperano che, comprendendo meglio questo sistema, si possano sviluppare tecnologie per accelerare questi processi naturali e contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. Trapp-Muller avverte però che accelerare la degradazione in un punto del sistema può avere conseguenze in altri punti, richiedendo cautela.