Continuano a calare drasticamente, per il terzo mese consecutivo anche a luglio, gli incassi dello stato riconducibili alla vendita di gas e petrolio, rende noto il ministero delle Finanze a Mosca, mentre si prevede un ulteriore crollo in seguito alla revisione del tetto del prezzo del petrolio russo introdotto dall’Unione europea con il 18° pacchetto di sanzioni. Il mese scorso, il governo ha raccolto 787,3 miliardi di rubli (9.84 miliardi di dollari) di tasse dalla vendita di gas e petrolio, il 28% in meno dello stesso mese dello scorso anno.
Nei primi sette mesi del 2025, i proventi complessivi della vendita di gas e petrolio sono scesi del 19% a 5,52 trilioni di rubli (69 miliardi di dollari), contro i 6,78 trilioni dello stesso periodo del 2024. Le proiezioni del governo per l’anno in corso erano inizialmente di 10,94 trilioni di rubli, con 1,8 trilioni da destinare al fondo sovrano del National Wealth Fund che viene usato per coprire il crescente deficit di bilancio del Paese (nei primi sei mesi dell’anno 3,7 trilioni di rubli, ovvero 46,25 miliardi di dollari). Le previsioni sono state riviste a 8,32 trilioni, con un taglio di quasi il 25%. Ma il discorso è tutt’altro che esaurito.
Le previsioni
Con le nuove regole per il calcolo del tetto del prezzo del petrolio russo introdotte dall’Unione europea con il 18° pacchetto di sanzioni varato il mese scorso, la Russia dovrebbe perdere l’equivalente di 18,75 miliardi l’anno, il 18% delle proiezioni riviste dal ministero delle Finanze. Le tasse sull’estrazione di minerali, una componente cruciale dei proventi, è calato del 38%, a 634,1 miliardi di rubli.
Le aziende del petrolio hanno contribuito per 543,4 miliardi di rubli del totale, il 36% in meno dello scorso anno. I proventi del gas sono scesi del 53%, a 51m1 miliardi di rubli, con l’export di Gazprom in Europa al minimo dall’inizio degli anni Settanta.
