Singapore si prepara a una delle sfide climatiche più complesse del XXI secolo: l’innalzamento del livello del mare. Secondo studi condotti dal Public Utilities Board e da altre agenzie nazionali, entro il 2100 le acque potrebbero salire fino a 1,15 metri attorno all’isola, mettendo a rischio infrastrutture, popolazione e attività economiche. Per affrontare questa minaccia, il governo ha elaborato un piano che suddivide i 300 km di costa in 8 segmenti, ognuno dei quali richiederà misure di difesa specifiche. L’obiettivo è creare una protezione modulare e adattabile, capace di rispondere a scenari climatici in continua evoluzione.
Il vice primo ministro Gan Kim Yong ha sottolineato l’importanza di questo impegno a lungo termine, definendolo “un’impresa che richiederà uno sforzo costante per generazioni”. Ha paragonato gli investimenti per la protezione costiera a quelli per l’edilizia popolare, la gestione idrica e le grandi infrastrutture, elementi che hanno garantito la sopravvivenza e lo sviluppo della città-Stato.
Tra le soluzioni proposte spiccano:
- La bonifica di Long Island, che permetterebbe di creare nuove superfici abitabili e al contempo fungere da barriera naturale;
- La costruzione di dighe e paratoie anti-maree, per limitare le inondazioni durante tempeste e alte maree eccezionali;
- L’innalzamento dei pendii costieri, una misura di adattamento che mira a rafforzare le difese naturali.
Queste iniziative rientrano in una strategia più ampia di resilienza climatica, che non riguarda solo l’ingegneria ma anche la pianificazione urbana e l’uso sostenibile delle risorse. Con una popolazione di circa 6 milioni di abitanti concentrata su un territorio ridotto, Singapore non ha margini di errore: il livello del mare in crescita rappresenta una minaccia esistenziale.
