La scoperta recente da parte di BP di un gigantesco giacimento petrolifero al largo del Brasile ha riacceso l’entusiasmo degli investitori, riecheggiando l’aggressiva era dell’esplorazione di due decenni fa, quando le aziende erano assetate di risorse per il timore che il mondo stesso esaurendo il petrolio. L’annuncio della scoperta di Bumerangue, descritto dall’amministratore delegato Murray Auchincloss come “la più significativa di BP negli ultimi 25 anni”, ha innescato un’impennata dell’8% delle azioni della società quotate a Londra ad agosto, superando le performance dei concorrenti del settore.
L’analista Ron Bousso osserva che la scoperta lascia intendere un possibile ridimensionamento dei timori secondo cui le grandi compagnie petrolifere rischierebbero di ritrovarsi con asset bloccati durante la transizione energetica. Se pienamente sviluppato, l’enorme giacimento potrebbe rivelarsi una svolta per la travagliata azienda da 93 miliardi di dollari, che negli ultimi anni ha dovuto affrontare turbolenze nella leadership, derivate strategiche, persistenti speculazioni di acquisizioni e pressioni da parte di investitori attivisti. BP impiegherà mesi per valutare completamente Bumerangue, ma i risultati iniziali hanno rivelato una colonna di idrocarburi di 500 metri in un giacimento pre-salino di alta qualità che potrebbe estendersi su oltre 300 chilometri quadrati.
Le prospettive
Claudio Steuer dell’Oxford Institute for Energy Studies stima che il giacimento potrebbe contenere dai 2 ai 2,5 miliardi di barili di petrolio equivalente recuperabile, in base ai giacimenti vicini. Questo a sua volta, secondo Steuer, potrebbe tradursi in un massiccio sviluppo offshore in grado di produrre circa 400.000 barili al giorno per decenni. E per BP, che ha una partecipazione del 100%, questa scoperta potrebbe rappresentare un’enorme manna dal cielo.
