Una nuova ricerca dell’Università di St Andrews ha rivoluzionato la comprensione dei brillamenti solari, suggerendo che le particelle presenti in queste eruzioni possano essere fino a 6,5 volte più calde di quanto stimato finora. I brillamenti solari sono improvvise emissioni di energia nell’atmosfera del Sole, capaci di riscaldare il plasma fino a oltre 10 milioni di gradi, aumentando i raggi X e le radiazioni che raggiungono la Terra e rappresentando un rischio per satelliti e astronauti.
Lo studio, pubblicato su Astrophysical Journal Letters, ha analizzato come gli ioni – particelle cariche positivamente che costituiscono metà del plasma solare – possano raggiungere temperature superiori a 60 milioni di gradi, molto più elevate rispetto agli elettroni. Il team guidato da Alexander Russell ha collegato dati spaziali e simulazioni al computer, mostrando che un processo chiamato riconnessione magnetica riscalda gli ioni in modo significativamente maggiore, con differenze di temperatura che possono persistere per decine di minuti durante i brillamenti.
Questa scoperta offre una spiegazione al mistero delle linee spettrali dei brillamenti solari, osservate dagli anni ’70, che appaiono più ampie del previsto. La nuova comprensione indica che la temperatura degli ioni contribuisce in modo significativo alla larghezza delle linee spettrali, aprendo la strada a studi più approfonditi sugli “ioni super-caldi” e cambiando il paradigma della fisica solare.
