Al summit delle Nazioni Unite di questa settimana, quattro leader mondiali hanno mostrato la complessità nel fronteggiare il cambiamento climatico. Donald Trump ha definito il riscaldamento globale una “truffa”, affermando che “Questo cambiamento climatico è la più grande truffa mai perpetrata al mondo, a mio avviso”. Ha inoltre sostenuto che “tutte queste previsioni fatte dalle Nazioni Unite e da molti altri, spesso per cattivi motivi, sono state sbagliate” e ha concluso: “Se non vi allontanate da questa truffa verde, il vostro Paese fallirà”. Il presidente americano ha criticato duramente le energie rinnovabili, definendole “un falso nome… una barzelletta” e affermando che “non funzionano”. In netto contrasto, il presidente cinese Xi Jinping ha riconosciuto l’urgenza della crisi climatica e ha esortato la comunità internazionale a “rimanere salda nella fiducia, instancabile nelle azioni e inflessibile nell’intensità”. Xi ha dichiarato che “la transizione verde e a basse emissioni di carbonio è la tendenza del nostro tempo” e ha annunciato che la Cina ridurrà le emissioni, posizionandosi come leader nelle energie rinnovabili.
Contrasti politici e implicazioni economiche
Le posizioni divergenti riflettono strategie politiche ed economiche differenti. Trump ha più volte criticato l’estetica delle turbine eoliche, che erroneamente chiama “mulini a vento”, e ha ribadito che “le energie rinnovabili sono troppo costose” e “non sono forti abbastanza”. Al contrario, Xi, ingegnere di formazione, si basa sulla scienza e ha fatto della Cina il maggior produttore mondiale di tecnologie verdi, anche attraverso iniziative internazionali come la “Belt and Road Initiative“. Tuvalu, rappresentata dal primo ministro Feleti Penitala Teo, vive in prima persona le conseguenze dell’innalzamento del livello del mare, mentre il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, pur promuovendo la cooperazione globale, mantiene una posizione pragmatica interna che include l’estrazione petrolifera. Lula ha avvertito che “i muri ai confini non fermeranno siccità o tempeste” e che “nessun Paese è sopra un altro”.
Le sfide per un’azione globale efficace
Il summit ha messo in luce le difficoltà di un’azione climatica coordinata. Nonostante più di 100 Paesi abbiano presentato piani per ridurre le emissioni, gli Stati Uniti hanno mostrato scarsa partecipazione, alimentando tensioni. Teo ha sottolineato che “come piccolo Paese insulare, non posso capire come una scienza così pubblicamente riconosciuta venga messa in discussione da un grande Paese come gli Stati Uniti” e ha esortato i leader a fare “ciò che è moralmente giusto”. Lula ha ammonito che “potremmo tutti perdere perché il negazionismo potrebbe vincere”, ma ha anche indicato che “la transizione verso le energie rinnovabili apre la porta a una trasformazione produttiva e tecnologica paragonabile alla Rivoluzione Industriale”. La conferenza sul clima in Brasile di novembre sarà un banco di prova cruciale per superare divisioni e rilanciare l’impegno multilaterale.
