La Commissione Ambiente (Envi) del Parlamento europeo ha deciso di rinviare il voto sul target climatico al 2040 inizialmente previsto per il 23 settembre. La decisione è maturata a seguito dello slittamento del voto tra gli Stati membri Ue al Consiglio Ambiente di oggi: il Ppe in particolare preme perché l’Eurocamera adotti il mandato politico solo dopo l’adozione di quello degli Stati membri Ue. L’intenzione della Commissione Envi è quella di mettere in agenda il voto nella settimana del 13-17 ottobre. Quindi prima del vertice Ue del 23 ottobre, in cui è prevista una discussione politica tra i leader Ue sul target.
“Dall’ultimo incontro che abbiamo avuto, abbiamo fatto enormi progressi sulla Legge sul Clima. Oggi abbiamo depositato una dichiarazione su come abbiamo portato avanti la discussione. Penso che ora siamo in una situazione in cui possiamo vedere un potenziale compromesso sulle leggi sul Clima”, aveva dichiarato Lars Aagaard, Ministro per il Clima della Danimarca – Paese che ricopre il semestre di presidenza del Consiglio dell’Ue -, prima del Consiglio Ambiente dell’Ue. “E poi oggi abbiamo anche formulato una dichiarazione sull’NDC che dimostra che l’Europa è pronta ad assumersi la sua parte di responsabilità globale“, ha sottolineato.
Pichetto: “forte segnale politico rinvio del target 2040”
“Intendo innanzitutto ringraziare la presidenza danese per il lavoro svolto sin qui e, soprattutto, per la scelta di rinviare le decisioni finali su temi così importanti, che riguardano l’intera economia di ciascun Paese. Si tratta di una decisione di grande responsabilità, che rappresenta anche un forte segnale politico: riconosce la complessità e l’impatto strategico di questo dossier, che non può essere affrontato senza un chiaro indirizzo del Consiglio europeo“. Lo ha dichiarato il Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nella sessione pubblica del Consiglio Ambiente Ue.
“Siamo infatti convinti che spetti ai leader di governo definire il livello di ambizione, così come tutte le condizioni abilitanti e le necessarie flessibilità per i propri territori. Senza queste premesse, gli Stati membri rischiano ancora una volta di trovarsi di fronte a obiettivi inapplicabili e a costi insostenibili per cittadini e imprese. Ribadisco questo punto, perché sappiamo quanto sia già costato alle economie nazionali dover ottemperare a obblighi derivanti da scelte ideologiche“, ha aggiunto.
