Il 2024 è stato l’anno del sorpasso netto delle fonti di energia rinnovabile, spinte da costi in calo e dalla crescita dei sistemi di accumulo, con batterie i cui costi sono diminuiti del 40%. A giugno 2025, la produzione di elettricità solare ha superato quella nucleare di un quinto, confermando il trend già segnalato nel rapporto WNISR 2025 – The World Nuclear Industry Status Report, presentato a Roma. Le rinnovabili sono cresciute di 858 TWh a livello globale nel 2024, contro un aumento di soli 69 TWh del nucleare. Nonostante un record di produzione mondiale per l’energia atomica (2.677 TWh), trainato quasi esclusivamente dalla Cina, fuori da Pechino la produzione è calata del 14% rispetto al 2006, mentre la quota del nucleare nel mix globale è scesa al 9%, il minimo degli ultimi 40 anni. Gli investimenti globali confermano questa dinamica: 728 miliardi di dollari nelle rinnovabili non-idroelettriche contro 21 nel nucleare. La nuova capacità installata è di 565 GW tra solare ed eolico contro 5,4 GW netti per il nucleare, con le prime due fonti che hanno generato il 70% in più di elettricità rispetto all’atomo.
L’energia solare sorpassa la nucleare
L’energia nucleare arranca, vive soprattutto di vecchi impianti prolungati oltre la loro vita utile e di nuove centrali spesso afflitte da ritardi decennali. Le grandi promesse tecnologiche come SMR e AMR restano per ora più sulla carta che nei cantieri: al momento solo un progetto in Canada ha ottenuto approvazione, mentre in Occidente non sono in costruzione reattori di questo tipo. La Cina ha due SMR in cantiere, ma mancano dati sulle prestazioni. A metà 2025, risultano 63 cantieri di reattori in 11 Paesi, ma 22-26 sono in ritardo, inclusi 14 con ritardi in peggioramento. La Cina guida con 32 reattori in costruzione, quasi tutti nel proprio territorio, mentre la Russia domina il mercato globale con 27 unità in costruzione, 20 delle quali all’estero. Secondo Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club, le prospettive sono chiare: rapida crescita di rinnovabili e sistemi di accumulo, mentre il nucleare è alla ricerca di soluzioni per restare rilevante, ma destinato a giocare un ruolo limitato fino al 2050. Mycle Schneider, curatore del rapporto, denuncia un “divario crescente tra retorica politica e realtà industriale“, mentre Benjamin Fishman della Fondazione Heinrich-Böll avverte: “In un settore dominato da forti interessi economici, serve più trasparenza e indipendenza nella valutazione dell’industria nucleare“.
