Gozzi: “il Green Deal europeo è stato un errore, ha danneggiato l’industria senza effetti sul clima”

Il presidente di Duferco e Federacciai attacca il cuore della strategia UE: “Norme ideologiche e irrealistiche, Draghi è stato fin troppo diplomatico”

Le considerazioni svolte dall’ex Governatore della BCE ed ex premier italiano a proposito di uno dei pezzi fondamentali del cosiddetto Green Deal sono state persino diplomatiche, o comunque prudenti, perché Draghi non ha potuto o non ha voluto dire che il Green Deal e tutte le norme che ne sono seguite, a partire dalla strategia sull’auto e al sistema ETS, sono state un clamoroso errore”. Così Antonio Gozzi, presidente del gruppo “Duferco” e di “Federacciai”, nel suo intervento pubblicato da Piazza Levante.

È facile dimostrare questo assunto – aggiunge – se si ha il coraggio di analizzare i dati senza occhiali ideologici. Se con un colpo di bacchetta magica tutte le industrie europee chiudessero, con le prevedibili conseguenze economiche e sociali, a livello mondiale non cambierebbe nulla in termini di emissioni di CO₂. Gli europei, con un misto di presunzione e buone intenzioni, hanno pensato di essere un modello da imitare, ma il mondo non li ha seguiti”.

L’accusa: “L’estremismo green ha quasi ucciso l’industria di base”

Per Gozzi, il cuore del problema risiede nell’approccio ideologico che ha guidato molte scelte del Green Deal, a cominciare dal sistema di scambio delle quote di carbonio (ETS) e dalla transizione verso l’elettrico imposta all’automotive. “L’estremismo del Green Deal ha quasi ucciso l’industria di base da cui dipendono tutte le filiere manifatturiere a valle”, denuncia. “E tutto questo senza aver prodotto risultati significativi nella lotta al cambiamento climatico”. Secondo il presidente di Federacciai, la strategia climatica europea va profondamente rivista, abbandonando la retorica dell’esempio morale e puntando invece su un equilibrio tra sostenibilità ambientale, tutela del lavoro e competitività industriale. “Servono politiche pragmatiche, non dogmi”, conclude.