Interventi mirati per boschi più forti: così nascono alberi resilienti

Gli interventi selvicolturali sostenibili, come dimostrato dal progetto "Rigenera Boschi", rendono gli alberi più robusti e resistenti agli eventi estremi, promuovendone la crescita e la stabilità

Una gestione forestale attenta e sostenibile può rendere i nostri boschi più sani e resistenti alle sfide del cambiamento climatico. È quanto emerge dai primi dati del progetto Rigenera Boschi, un’iniziativa di monitoraggio promossa da Sorgenia in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano e PEFC Italia. Lo studio, che ha preso il via un anno fa, utilizza una tecnologia all’avanguardia: i sensori Tree Talker, piccoli dispositivi che, installati sui tronchi, misurano in tempo reale i parametri vitali degli alberi. Le misurazioni, che includono l’accrescimento del diametro, il flusso linfatico e l’attività fotosintetica, hanno permesso di confrontare lo stato di salute di foreste gestite e di quelle lasciate a libera evoluzione in cinque diverse località italiane.

Crescita e stabilità: il valore di una gestione consapevole

I risultati sono incoraggianti: in 4 dei 5 siti analizzati, gli alberi nelle foreste gestite mostrano una crescita significativamente superiore. Con un picco impressionante del +43% nel Parco Nazionale del Pollino, i dati confermano l’efficacia degli interventi selvicolturali. Ma non è solo una questione di crescita: la gestione mirata aumenta anche la stabilità meccanica delle piante, riducendo le oscillazioni dei fusti durante periodi di caldo e siccità, e rafforzando così la loro capacità di resistere a eventi climatici estremi.

Fa eccezione il Bosco dell’Incoronata in Puglia, dove la presenza di eucalipti nella zona gestita sembra aver penalizzato la crescita delle querce autoctone, suggerendo l’importanza di una gestione calibrata e specifica per ogni ecosistema.

L’importanza della certificazione

Durante la presentazione dei risultati, Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia, ha sottolineato l’importanza della certificazione per una buona gestione forestale. “In Italia solo il 10% dei boschi è certificato, una media in linea con quella mondiale, ma con forti disparità regionali“, ha spiegato Brunori. Ha citato come esempio la situazione virtuosa del Trentino-Alto Adige, dove l’85% dei boschi è certificato, un dato che contrasta con la scarsa diffusione delle certificazioni nel Centro-Sud. “C’è ancora molto lavoro da fare“, ha concluso.

Come ha affermato Michele de Censi, amministratore delegato di Sorgenia, i risultati di questo primo anno forniscono “una prima fotografia dello stato di salute di alcune delle nostre foreste“, che sarà fondamentale per capire come gli ecosistemi reagiscono agli stress climatici, contribuendo a fornire strumenti concreti per affrontare emergenze come incendi e siccità. Il progetto Rigenera Boschi continua il suo percorso, con l’obiettivo di affinare i dati e offrire un contributo sempre più preciso alla salvaguardia del nostro patrimonio forestale.