La nave di ricerca Alliance studia come evitare un altro sabotaggio “Nord Stream”

A bordo della nave di ricerca Alliance si sono alternati team internazionali di scienziati per una serie di esperimenti tra il Mar Artico e il Baltico

È rientrata alla Spezia la nave di ricerca Alliance, operata dalla NATO con equipaggio della Marina Militare, dopo quattro mesi di missione nei mari del Nord. A bordo si sono alternati team internazionali di scienziati per una serie di esperimenti tra il Mar Artico e il Baltico. “La Marina Militare porta avanti da nove anni il progetto High North – ha spiegato il capitano di fregata Stefano Febbraro, comandante dell’unità -, un programma guidato dall’Istituto idrografico della Marina che studia i cambiamenti climatici e mappa i fondali artici. Quella del 2025 è stata una navigazione da primato. Ci siamo spinti a 82° 17′ N: mai una nave della Marina Militare era arrivata così a settentrione.

Per tre mesi, a bordo sono stati ospitati gli scienziati del Centre for Maritime Research and Experimentation, centro di ricerca dell’Alleanza Atlantica con sede alla Spezia, nello stesso complesso dove opera il Polo nazionale della dimensione subacquea e il Centro di supporto e sperimentazione navale della Marina.

L’esercitazione nel Mar Baltico

Nel Mar Baltico, al largo dell’isola danese di Bornholm, proprio dove nel 2022 avvenne il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream, Nave Alliance ha partecipato a un esperimento in cui, per la prima volta, è stato testato un sistema che ha identificato automaticamente, filtrando le interferenze acustiche, un’ancora che toccava il fondale marino lanciando un segnale di allerta.

L’esercitazione nel Baltico ha sottolineato la forza della NATO – sottolinea Darryn Debruyn, Head of Marine Operation Department del Cmre -. Per la prima volta abbiamo svolto esperimenti in acque territoriali di Finlandia e Svezia”.

Studiato infine il fenomeno dell’atlantificazione dell’Artico, ovvero la tendenza di quei mari a diventare sempre più caldi e salati. Anche questo legato alla sicurezza sottomarina.

È necessario ripetere questa campagna ogni anno perché questi cambiamenti sono in rapida progressione con effetti immediati per l’Alleanza – ha detto Alain Maguer, Head of Engineering, Technology and IT del Cmre -. Per esempio in un mare più caldo il suono si propaga in una maniera molto migliore. Questo significa che noi possiamo rilevare un sottomarino a distanze maggiori rispetto a qualche anno fa, ma a nostra volta siamo più vulnerabili per lo stesso motivo”.